Messaggio
Progetto di sviluppo concessione Colle Santo - procedura di V.I.A. NAZIONALE
Archivio Procedure V.I.A.
Inviato da CMI Energia SpA   
Venerdì 08 Luglio 2016 15:18
Progetto di sviluppo concessione Colle Santo - procedura di V.I.A. NAZIONALE
Messa in produzione del giacimento di gas naturale Colle Santo – Concessione Colle Santo - ubicato in Abruzzo, prov. Chieti. Il piano di sviluppo prevede la costruzione di un gasdotto di circa 21km, di una centrale di trattamento gas nell’area industriale del comune di Paglieta (CH), la messa in produzione di due pozzi esistenti realizzati nella postazione in comune di Bomba (CH), la successiva perforazione di ulteriori 2-3 pozzi di sviluppo a partire dalla medesima postazione.
CMI Energia SpA

Localizzazione del progetto

ALTRO...
CH
Bomba, Archi, Roccascalegna, Torricella Peligna, Pennadomo, Villa Santa Maria, Atessa, Colledimezzo, Altino, Perano, Paglieta
xx
xx
In pubblicazione

Dati di pubblicazione progetto

2016-07-08 00:00:00
60 gg
Internet + Quotidiano
Sole 24 Ore, Messaggero Abruzzo
PUBB-QT-001 002

Definizione procedura

No
No
No
No

Responsabile Azienda Proponente

Frascogna
Steven Mark
0687811390

Estensore dello studio

Tea Engineering Srl
Ingegnere
Ansiati
Alberto
Prato
398
0506396101
tea-engineering@tea-group.com
tea_engineering@pec.it

Acquisizione in atti


Referenti del Dipartimento (Dirigente Ing. Longhi)


Documentazione varia

07/07/2016
RA 158569
incontro pubblico
Incontro pubblico procedura di VIA NAZIONALE METANODOTTO ...LOC. COLLE DEL SANTO CMI ENERGIA SPA
26/08/2016
0024652
invio giudizio
GIUDIZIO 2694

Atti di sospensione


Atti di riattivazione


Atti di chiusura

22/10/2016
g 2694
parere negativo
GIUDIZIO 2694

Allegati al progetto

Elaborati V.A.
Elaborati V.I.A.
VIA_2 PD
VIA_3 SIA
VIA_4 SNT
Allegato 9 - RELAZIONE PAESAGGISTICA
Elaborati V.INC.A.
N.O.BB.AA.
Integrazioni
Controdeduzioni
Allegati osservazioni cittadini/osservatori
Allegati:
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Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Ottobre 2016 19:27
 

Osservazioni 

 
#1 Natale 2016-08-21 18:30
Con la presente, in qualità di soggetto gestore della Riserva Naturale Regionale “Lago di Serranella”, Oasi WWF dal 1987, in coerenza con quanto già affermato in relazione al progetto di cui all'istanza di concessione di coltivazione “Colle Santo” presentato dalla società della allora Forest-Oil CMI S.p.A. nel 2010/2013, si ribadisce anche per il nuovo progetto di sviluppo della concessione “Colle Santo” della CMI Energia S.p.A. che a nostro parere non ci sono i presupposti per l’approvazione e si chiede di valutare negativamente e rigettare tale progetto.

Il progetto di sviluppo del giacimento di gas naturale “Colle Santo” proposto dalla CMI Energia SPA è ubicato nella Regione Abruzzo, Provincia di Chieti in un’area posta nei pressi della Valle del fiume Sangro. La zona è caratterizzata dalla presenza di una diga artificiale in terra battuta: la diga di Bomba. L’invaso la cui costruzione risale al 1962 fornisce energia elettrica.
Nata dallo sbarramento del fiume Sangro la diga ha una capienza massima di oltre 80.000.000 mc di acqua. Il progetto, che con il presente documento si intende osservare, ripropone la perforazione di pozzi e l'estrazione di circa 2 miliardi di Smc di gas dal sottosuolo. In via preliminare deve essere rilevato che tale intervento è stato già sottoposto a procedura di V.I.A. con esito sfavorevole. Il CCR-VIA con il provvedimento n. 1929 del 10.04.2012 ha infatti formulato un giudizio negativo di compatibilità, giudizio poi confermato dai successivi provvedimenti (n. 2139 del 21.02.2013 e n. 2315 del 20.11.2013).
Il Consiglio di Stato con sentenza n. 2495 del 18/05/2015 ha stabilito la correttezza della decisione del CCR_VIA, evidenziando in maniera inequivocabile la doverosa applicazione del principio di precauzione dato l'estremo pericolo derivante dagli effetti prodotti dai fenomeni di subsidenza in grado di provocare il crollo della diga La Sentenza riconosce infatti che “se si considerano poi l’irreversibilità dei fenomeni indotti dalla subsidenza in un’area caratterizzata da conclamati profili di fragilità, deve considerarsi ragionevole il ricorso del Comitato VIA al principio di precauzione nei termini sopra richiamati. In definitiva, a fronte del rischio di cedimento della diga e in considerazione delle più ampie esigenze di tutela ambientale e di incolumità pubblica, del tutto legittima appare, nell’esercizio di un potere latamente discrezionale non sindacabile nel merito in assenza di profili di sviamento e travisamento, la conclusione di matrice cautelativa cui è pervenuto il Comitato VIA. Osserva poi il collegio che l’onere motivazionale che incombe sull’amministrazione è stato adeguatamente assolto dal comitato procedente già in occasione del primo giudizio VIA negativo n.1929 del 2012 nel quale si dà conto dei timori connessi al fenomeno della subsidenza legata all’estrazione del gas, specie in considerazione dell’ubicazione del giacimento al di sotto del lago e della diga interna e delle conseguenze disastrose che potrebbero derivare da un eventuale crollo della diga. Timori, questi, che hanno reso doverosa la predisposizione di una tutela anticipata e legittima l’applicazione del principio di precauzione”.
Va evidenziato come la sentenza non solo abbia riconosciuto la legittima dei giudizi negativi formulati del CCR-VIA ma abbia contestualmente dato rilievo e valore ad alcuni aspetti geomorfologici “caratteristici del sito” che rendono incompatibile il progetto.
Sul punto va detto che gli elaborati progettuali prodotti dalla nuova proponete non propongono nulla di nuovo in questo senso, visto che la stessa si limita a rielaborare i dati pregressi con un modello diverso, pervenendo, guarda caso, a valori di subsidenza più limitati rispetto a quanto calcolato nel passato (tra l’altro i curricula e l’autorevolezza degli esecutori suggeriscono un’attendibilità nettamente superiore dei primi calcoli pur nell’incertezza di qualsiasi modellazione). Tale valutazione, come nel passato, è esclusivamente basata su un approccio di tipo probabilistico.
Tale questione richiede un ulteriore richiamo alla sentenza del Consiglio di Stato. L’organo giudicante dichiara che :“posto che la conclusione cui sono pervenuti i professionisti incaricati dalla Forest in merito al rilievo dei fattori di pericolo e alla possibilità di farvi fronte in modo efficace sono espresse in chiave puramente probabilistica, deve concludersi che non risulta acquisita una prova, dotata di un grado adeguato di attendibilità, della sicurezza della diga e dell’insussistenza del rischio della produzione di conseguenze diverse da quelle stimate dalla proponente”(Consiglio di Stato sez. V, n. 02495 del 18.05.2015).

La sentenza evidenzia che è proprio il carattere intrinsecamente probabilistico del calcolo della subsidenza a lasciare quel margine di incertezza che fa scattare, in presenza di un così grave rischio di danni irreparabili, il principio di Precauzione. Inoltre non è cambiato nulla dal punto di vista della classificazione del rischio idrogeologico che evidenzia una condizione di grave fragilità delle aree interessate dagli interventi, questione anch'essa alla base della sentenza del Consiglio di Stato. Per tale ragione la riproposizione dell'intervento, con gli stessi identici elementi da cui derivavano i rischi oggetto di censura (localizzazione e numero dei pozzi) appare come una palese violazione del giudicato che avrebbe dovuto comportare il rigetto immediato dell'istanza da parte dei funzionari dei due ministeri.

La legge riserva il diritto alla titolarità di una Concessione di Coltivazione al titolare del permesso di ricerca nel quale è stato constatato, formalmente, il rinvenimento di un adeguato “giacimento”. Sono ammessi cambiamenti, anche solo parziali della titolarità, purché ne sussistano le condizioni di legge e siano dunque ratificati dagli specifici Decreti Ministeriali pubblicati sul BUIG.
Ai sensi dell’art. 6 comma 4 e 5 della L.9 del 1991 la durata massima di un permesso di ricerca è di 12 anni, suddivisa in un primo periodo di 6 anni e in due successive proroghe di 3 anni ciascuna. Le proroghe non sono né automatiche né tacitamente concesse ma sono accordabili, una alla volta, su specifica istanza del titolare, purché ne esistano le condizioni di legge: anche qui sono dunque indispensabili gli specifici Decreti Ministeriali pubblicati sul BUIG.
L’art. art.19 comma 1 Decreto Ministeriale 26 aprile 2010 “Approvazione disciplinare tipo per i permessi di prospezione e di ricerca e per le concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale” stabilisce che “L'istanza di proroga del permesso di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 625/96, è presentata alla Divisione VI ed alla Sezione almeno sessanta giorni prima della scadenza del periodo di vigenza”.
Per presentare una richiesta di concessione di coltivazione bisogna essere titolari di un permesso di ricerca, nel caso in esame, il permesso di ricerca “Monte Pallano”, intitolato a Forest CMI spa con Decreto Ministeriale 13.02.2004. Il successivo D.M. 8.06.2006 ratifica il trasferimento del 10% del titolo a Intergie srl, e conferma contestualmente la Forest CMI spa quale r.u. (rappresentante unico) di tutta la titolarità. Con successivo D.M. 10.01.2007 la scadenza del titolo fu fissata al 2.05.2010 e non fu mai più variata. Non essendo mai stata né richiesta né tantomeno accordata alcuna delle due possibili proroghe triennali, la vigenza del titolo sul permesso di ricerca “Monte Pallano” è decaduta definitivamente il 2 maggio 2010 e, da tale data, doveva essere resa disponibile, secondo legge, ad eventuale diversa riassegnazione.
A questo deve essere aggiunto che ai sensi dell’art. 13 del D.M. 26 aprile 2010 sia i trasferimenti del permesso di ricerca che di quota devono essere autorizzati dal Ministero il quale dovrà verificare la capacità tecnica ed economica delle società. Ciò detto non si vede come la Forest CMI spa abbia potuto cedere la titolarità di un permesso scaduto alla società CMI spa.
Ne consegue che a seguito dell'esito sfavorevole della V.I.A. presso a Regione Abruzzo, il MiSE avrebbe dovuto chiudere il procedimento col rigetto dell’istanza di Concessione di Coltivazione. Invece si cerca di riaprire il discorso attraverso una “variazione del programma lavori relativo all’istanza di concessione di coltivazione Colle Santo” quando i disciplinari ammettono che si cambino i programmi dei lavori, per Decreto, in titoli già concessi e non come un’istanza nell’istanza, peraltro già bocciata, di una Concessione che non esiste. Oltre a queste palesi irregolarità ed illegittimità, l'istanza è stata sottomessa non dalla ex-titolare del Permesso di Ricerca e presentatrice della richiesta di V.I.A. di marzo 2009, Forest CMI spa, ma da una società nuova, del tutto diversa, CMI Energia spa. Questa società dichiara, infatti, come la sua denominazione derivi dal “cambio della proprietà e del management della società (da Forest Oil corp. ad Avanti Energy inc.). Avanti Energy è una società per azioni canadese quotata al mercato di Toronto, con base a Vancouver”.
Il MiSE ha quindi surrettiziamente concesso, fuori da qualunque codificata legittimità, un cambio di titolarità di un Permesso di Ricerca scaduto ed, eventualmente, altrimenti contendibile attraverso un Decreto pubblicato con il BUIG di marzo 2016 (e senza l’aggiornamento del sito WEB dell’UNMIG per quanto riguarda il nuovo provvedimento) in cui non risulta aver in alcun modo verificato la sussistenza dei requisiti tecnici e finanziari del soggetto subentrante nella titolarità del Permesso.

Nello specifico in merito a quanto emerso dalla documentazione pubblicata nelle sezioni di riferimento sul sito istituzionale del Ministero dell’Ambiente per quanto attiene le procedure di VIA e inviato dalla ditta proponente al Comune di Casoli e Altino in quanto rispettivamente, capofila e Comune interessato dal passaggio del gasdotto previsto nel progetto in oggetto all'interno del SIC IT7140215 e della Riserva Naturale Regionale “Lago di Serranella”, avendo valutato anche le integrazioni presentate, si evidenzia che ne il SIA ne lo studio per la VINCA tengono in debita considerazione gli elementi, le specie (in particolare Canis lupus, chirotteri, coleotteri, lepidotteri ed entomofauna protetta) e gli habitat, nonché gli obiettivi di conservazione e le azioni/indicazioni emerse dai piani di gestione dei SIC interessati direttamente IT7140215, IT7140112, nonché per quelli interessati indirettamente IT7140211, IT7140111, IT7140117 e IT7140107.
Si ritengono non sufficienti i due mesi di analisi sulla base del quale sono state elaborate sia lo screening che la valutazione appropriata riportata nella documentazione allegata al SIA.
Le dinamiche e le variazioni legate alla stagionalità, nonché la possibilità di valutare la presenza/assenza di alcune specie ed habitat hanno necessità di almeno 12 mesi di osservazioni con pari sforzo di campionamento distribuito su tutto il territorio interessato dal progetto con particolare attenzione ai 6 Siti Natura 2000, nonché alla Riserva Naturale Regionale Lago di Serranella.
Tale considerazione è avvalorata da quanto emerso e riportato nello studio per la VINCA a firma del Dott. Tavano e del Dott. Moscone che ammettono l'incidenza sulle sole specie considerate e sugli habitat arrivando a dare delle mitigazioni al fine di compensarle/attenuarle.
Si resta dell’avviso che non sono stati valutati, con la dovuta attenzione, gli effetti delle emissioni in atmosfera emissioni di ozono, CO, NOx, SOx, H2S, Polveri e delle loro deposizioni (secche e umide) e successiva ritenzione in relazione agli obiettivi di conservazione dei SIC IT7140215 “Lago di Serranella e Colline di Guarenna”e IT7140112 “Bosco di Mozzagrogna” nonché IT7140211 “Monte Pallano e Lecceta d'Isca d'Archi” e IT7140111 “Boschi ripariali del fiume Osento”, nonché al fine di escludere l'incidenza anche sull'IT7140107 “Lecceta litoranea di Torino di Sangro e foce fiume Sangro”, IT7140117 “Ginepreti a Juniperus macrocarpa e Gole del torrente Rio Secco”, IT7140118 “Lecceta di Casoli e Bosco di Colle Foreste” e IT7140116 “Gessi di Gessopalena” in particolare per quanto attiene le componenti vegetali degli habitat presenti (9340, 9160, 91AA*, 91F0, 91E0*, 92A0, 3280, 5330, 6220, 6210) e sugli anfibi (Salamandrina terdigitata e Triturus carnifex in particolare, ma anche Rana italica, Hyla intermedia; Elaphe quatuorlineata,
Natrix tessellata Emys orbicularis e endemismi appenninici come Mesotriton italicus, Bombina pachypus e Salamandrina perspicillata) visto anche quanto emerso nel lavoro della Dott.ssa N. Di Francesco (2014) “Minacce da alterazione di habitat e da inquinamento per l’erpetofauna in Abruzzo”.

Nella documentazione relativa, Allegati 10, 11 e 13, nello studio per la VINCA e nel SIA, pur considerando e prendendo a riferimento i parametri del D. Lgs 155/10 non vengono trattati in modo esaustivo i potenziali impatti sulla componente vegetale e sugli anfibi presenti nei due SIC interessati direttamente (IT7140215 e IT7140112) ne degli altri potenzialmente interessati, che devono essere oggetto di appositi studi verificando anche il potenziale effetto legato all’accumulo nel tempo oltre agli effetti di potenziali picchi di emissione e in condizioni che favoriscono la deposizione delle sostanze emesse sulle foglie, tessuti vegetali e per esempio sull’epidermide degli anfibi segnalati e presenti e non solo con una analisi sommaria di due mesi.

Il Modello CALPUFF è stato impostato con un dominio che non comprende recettori posizionati all’interno dei SIC, in particolare IT7140215, IT7140112, IT7140111, IT7140107, IT7140211, IT7140214, IT7140118. I SIC interessati direttamente sarebbero dovuti essere coperti in toto e non solo marginalmente con il posizionamento di recettori in corrispondenza delle segnalazioni di anfibi e della vegetazione degli habitat presenti al fine della considerazione degli impatti diretti ed indiretti su habitat e specie in Direttiva Habitat come previsto dalla stessa, per dimostrare il non interessamento di questi nella dispersione delle emissioni gassose e non e delle deposizioni ad esse relative considerando un periodo maggiore dei 2 mesi di rilievo, di almeno 12 mesi.

Sarebbe stato opportuno prendere più stazioni di riferimento e ampliare il dominio di calcolo in modo da coprire i SIC con recettori posti sui punti di segnalazione di anfibi e pesci in Allegato II e IV e in modo da coprire in modo significativa anche gli habitat presenti calcolando non solo la deposizione al suolo (ma anche e meglio sui tessuti di piante e anfibi o pesci) la ritenzione e l’effetto del bioaccumulo e dell’esposizione per più anni, necessario al fine di valutare il possibile ritardo sugli obiettivi di conservazione per i siti Natura 2000 definiti dai Piani di Gestione degli stessi, sulla base dei quali la Regione Abruzzo ha impostato anche gli obiettivi del PSR 2014-2020.

Si ritengono non sufficienti i documenti presentati per tale ambito e pubblicati sul sito del Ministero e si invita la Regione Abruzzo e il Ministero dell'Ambiente a chiedere specifici approfondimenti in tal senso consapevoli che è impossibile escludere totalmente un influenza negativa di queste emissioni e delle successive deposizioni per quanto attiene le varie componenti ecosistemiche, habitat e specie presenti, non solo quelle in Direttiva Habitat ovviamente.

Lo stesso studio presentato dalla CMI Energia, su citato, seppur limitato al dominio preso a riferimento, dimostra che le deposizioni derivanti dalle emissioni finiranno al suolo e altereranno il chimismo dello stesso. Stesso discorso quindi, seppure in misura ridotta, vale per un ambito più ampio all'interno dei quali ricadono anche i SIC IT7140215 e IT7140112, nonché la Riserva Naturale Regionale Lago di Serranella, cosa che farebbe cadere, nel merito, la valutazione della non influenza significativa, poiché non vengono valutati gli effetti derivanti dal bioaccumolo e dalla prolungata esposizione alle quantità indicate come probabili.

Restano valide, e si fa notare che non sono state contro dedotte in passato dalla Forest-Oil ne nell'attuale lavoro della CMI Energia, le considerazioni in merito al prevedibile aumento della conflittualità esistente nel tratto di territorio interessato (sia inter-uso che ambientale) derivante dall’eventuale sviluppo del progetto Colle Santo. Configgendo totalmente con le indicazioni dello studio per lo sviluppo della Rete Ecologica del Sangro Aventino, redatto dal Dipartimento di Scienze Ambietali del Consorzio Mario Negri Sud, coordinato dal Dott. Tommaso Pagliani, del tratto in esame auspicando:
1. la realizzazione delle connessioni ecologiche tra le aree ad alta valenza naturalistica residue, in particolare tra i SIC e le Riserve Regionali;
2. il ripristino degli habitat distrutti e/o compromessi, con particolare riferimento a quelli prioritari ai sensi della Direttiva Habitat;
3. la riconversione degli usi esistenti a media e alta conflittualità ambientale e relativa agli altri usi;
4. l’avvio di un monitoraggio dei parametri ambientali e delle componenti ecologiche al fine di perseguire gli obiettivi fissati dalla UE.

Essendo quello dell’estrazione, coltivazione, trasporto degli idrocarburi un uso interno ai set di usi altamente conflittuali (sia come conflittualità inter-uso che conflittualità ambientale), l’eventuale messa in esercizio della coltivazione in oggetto, identificata come “Colle Santo” aumenterebbe la conflittualità esistente andando in direzione opposta a quella indicata e allontanando il tratto di territorio considerato dagli obiettivi fissati dalla Programmazione relativa al comprensorio del Sangro Aventino e del GAL Majella Verde.

All'interno del SIA e dello studio per la VINCA non si è rinvenuta una idonea, approfondita e necessaria trattazione dell'incidenza del progetto sulla Rete Ecologica del Sangro-Aventino che analizzi e verifichi quanto previsto dal progetto anche in relazione da quanto indicato dal suddetto lavoro prodotto dal su citato Dipartimento di Scienze Ambientali del Consorzio Mario Negri Sud (RESA, 2007) in quanto non possono essere escluse incidenze anche sulla connettività e la continuità ambientale con un focus particolare per le esigenze di Lontra (Lutra lutra) e Lupo (Canis lupus), nonché per specie a ridotta mobilità.

Si chiede pertanto di ribadire il diniego già espresso dal CCR-VIA con il provvedimento n. 1929 del 10.04.2012, giudizio poi confermato dai successivi provvedimenti n. 2139 del 21.02.2013 e n. 2315 del 20.11.2013, visto che le motivazioni allora addotte dalla Commissione Tecnica che venivano elencate nel parere a supporto del diniego, sono ancora valide e la CMI Energia S.p.A. non ha presentato dati nuovi, sufficienti a dissipare dubbi ed a provare l’innocuità del suo progetto, ma bensì ha introdotto un nuovo elemento perturbante, il gasdotto, rispetto al vecchio progetto analizzato che introduce nuovi impatti e interferenze in particolare per quanto attiene la rimozione di vegetazione e il disturbo della fauna, come riportato anche nelgli studi per la VINCA.
Tali perturbazioni anche se considerate recuperabili, a torto a nostro avviso, dalle specie animali e vegetali presenti, tali da richiedere anche queste compensazioni e mitigazioni, non possono essere negate e sono tali quantomeno da far ipotizzare una localizzazione diversa del gasdotto in particolare per quanto riguarda il tratto compreso tra V8 e V45.
Anche l'utilizzo della TOC per attraversare senza apertura di trincee i tratti a maggiore valenza ambientale pur essendo a minor impatto rispetto alle modalità utilizzate per gli altri tratti non esclude a priori un'interferenza negativa con le falde acquifere/comparto acqua e con gli apparati radicali delle aree boscate, nonché dei microhabitat sotteranei. Aspetti che non vengono trattati all'interno del SIA o dello studio per la VINCA considerandoli marginali e non rilevanti.

Riservandosi la facoltà di ulteriori ed eventuali osservazioni ed approfondimenti aggiuntivi all’esito della procedura in atto, si coglie l’occasione per porgere i migliori saluti.
 

Solo i cittadini, associazioni ed i portatori di interesse registrati e loggati sul sistema informativo possono inviare osservazioni.

 


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