Messaggio
Permesso di ricerca geomineraria. Campagna di indagini integrative, mediante realizzazione di 3 nuovi sondaggi, finalizzata alla caratterizzazione giacimentologica di un giacimento di calcari ed argille.
Archivio Procedure V.A.
Inviato da TOTO HOLDING SpA   
Lunedì 18 Novembre 2013 13:46
Permesso di ricerca geomineraria. Campagna di indagini integrative, mediante realizzazione di 3 nuovi sondaggi, finalizzata alla caratterizzazione giacimentologica di un giacimento di calcari ed argille.
L’attività di ricerca consiste nell’esecuzione di 3 sondaggi geognostici i quali saranno allestiti con piezometri a tubo aperto, spinti a profondità variabili tra i 120 e circa 200 metri dal piano campagna fino al raggiungimento della falda acquifera. Non sono previsti scavi di trincee o asportazione di materiale litoide, se non limitatamente al prelievo dei campioni (carote) durante l’esecuzione delle perforazioni. Le carote recuperate saranno analizzate in laboratorio per valutare l’idoneità dei materiali indagati in termini di sfruttamento minerario.
TOTO HOLDING SpA

Localizzazione del progetto

BUSSI SUL TIRINO
PE
Nessuno
Località Monte Scuncole
Foglio 17
89, 100, 102, 103, 106
In pubblicazione

Dati di pubblicazione progetto

2013-11-20 00:00:00
45 gg
BURA n. 42 Ordinario del 20.11.2013.
BURA Ord n. 42 del 20.11.2013
Bussi sul Tirino
18/11/2013

Definizione procedura

No
No
No
No
No
No
No
pt.2 lett.b) All.IV D.Lgs 152/2006 e smi

Responsabile Azienda Proponente

Leombroni
Giampiero
087158741
a.giacchetti@renexia.it
totoholding@pec.totoholding.it

Estensore dello studio

ECO-INGEGNERIA S.r.l.
Ingegnere
Giammattei
Lorenzo
Ordine degli Ingegneri di Pescara
268
0854211262
mail@ecoingegneria.com

Acquisizione in atti

22/11/2013
5534

Referenti del Dipartimento (Dirigente Ing. Longhi)

berardi

Atti di sospensione

11/02/2014
N. 645
PER CONTRODEDUZIONI ED OSSERVAZIONI
RICHIESTA SOSPENSIONE TOTO
04/12/2014
2462
preavviso di rigetto
2462_TotoHoldingspa

Atti di riattivazione


Atti di chiusura

12/03/2015
2496
RINVIO A PROCEDURA V.I.A.
2496_TotoHolding

Allegati al progetto

Elaborati V.A.
RELAZIONE FINALE BUSSI
Studio Preliminare Ambientale PdR Bussi TOTO HOLDING
Elaborati grafici
Elaborati V.I.A.
Elaborati V.INC.A.
N.O.BB.AA.
Integrazioni
Controdeduzioni
CONTRODEDUZIONI alle OSSERVAZIONI VA TOTO_HOLDING Bussi DEF
ALLEGATI alle CONTRODEDUZIONI
Allegati osservazioni cittadini/osservatori
Allegati:
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 02 Marzo 2016 15:00
 

Osservazioni 

 
#4 Pizzola 2014-01-03 19:03
Regione Abruzzo - Comitato CCR-VIA

OGGETTO: procedura di V.A. - progetto di ricerca geomineraria della società TOTO Spa – tutela della risorsa idrica idropotabile della Val Pescara

In relazione al progetto in esame, per il quale la Società TOTO Spa ha presentato istanza presso il Comitato CCR-VIA della Regione Abruzzo, per la realizzazione di n.3 sondaggi geognostici da attrezzare a piezometri della profondità di 120-200 metri fino ad arrivare in falda, in un’area di ricerca mineraria estesa su 4 comuni e ben 1600 ettari circa (!) gli scriventi presentano le seguenti osservazioni.

In via preliminare, però, si deve evidenziare che nella Relazione Geologica allegata a supporto del progetto, si richiama una precedente campagna di indagine realizzata nella stessa area per lo stesso intervento (infatti il progetto dei n.3 sondaggi oggi in discussione viene presentato come un aggiornamento della precedente indagine).

Tale campagna sarebbe stata realizzata nel 2009 (se si prendono in considerazione i riferimenti riportati alla fine della Relazione) e avrebbe già comportato, secondo la relazione stessa (pag.28 capitolo 3.1) la realizzazione di ben 15 sondaggi poi attrezzati a piezometri (quindi in contatto con la falda) della profondità tra 40 e 315 metri (!).

Il tutto in un’area, quella interessata dal progetto e riportata a pag.5 della relazione geologica, che è in larga parte a monte idrogeologico dei pozzi S.Rocco scavati a Bussi che dal 2007 alimentano l’acquedotto che serve tutta la Val Pescara, Chieti e Pescara comprese (per un totale di circa 500.000 persone).

Ebbene, ci si chiede se tale campagna sia stata oggetto di un’apposita e precedente parere da parte del Comitato CCR-VIA e, cioè, se sia stata assoggettata o meno ad una regolare procedura di Valutazione di Assoggettabilità a VIA secondo quanto previsto dall’Art.20 del Dlg.152/2006 e dal relativo allegato IV. Si chiede altresì di verificare se tale indagine è stata sottoposta preventivamente a Valutazione di Incidenza Ambientale di cui al DPR.357/1997 e ss.mm.ii., anche per le ragioni che sono riportate per il progetto più limitato in esame oggi.

Inoltre si richiede di conoscere se tale campagna è stata oggetto delle apposite comunicazioni e/o autorizzazioni agli altri enti a vario titolo competenti (ASL, società di gestione dell’acquedotto ecc.), per la potenziale interazione con tutto il sistema che alimenta l’acquedotto della Val Pescara. Ciò anche solo per le evidenti questioni di sicurezza pubblica – anche antiterrorismo – che possono scaturire dall’esistenza di piezometri attraverso i quali è possibile interagire dalla superficie direttamente con la falda acquifera.

La collocazione dei piezometri è conosciuta dagli enti a vario titolo interessati? Che tipo di sistemi di sicurezza sono stati approntati per scongiurare l’immissione, volontaria o involontaria, di sostanze direttamente in una falda che alimenta un acquedotto? Si ricorda che, a valle in senso idrogeologico dell’area, esistono impianti produttivi che utilizzano l’acqua della falda per


imbottigliamento nonché riserve naturali regionali e S.I.C. come le Sorgenti del Pescara che tutelano ambienti acquatici rarissimi ed estremamente fragili.

A tal proposito si richiama quanto previsto dall’Art.24 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Tutela delle Acque della Regione Abruzzo in merito alla definizione delle Zone di Protezione del Patrimonio Idrico e, in particolare, delle sorgenti e dei punti di captazione per la produzione di acqua a fini idropotabili.

L’Art.94 comma 1 del D.lgs.152/2006 e ss.mm.ii. così recita:
“1. Su proposta delle Autorità d'àmbito, le regioni, per mantenere e migliorare le caratteristiche qualitative delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, erogate a terzi mediante impianto di acquedotto che riveste carattere di pubblico interesse, nonché per la tutela dello stato delle risorse, individuano le aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto, nonché, all'interno dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda, le zone di protezione.”

In particolare, riportiamo integralmente l’Art.94 comma 4 del D.lgs.152/2006 e ss.mm.ii. che attiene alla “Disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano”
“4. La zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d'uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata e può essere suddivisa in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata, in relazione alla tipologia dell'opera di presa o captazione e alla situazione locale di vulnerabilità e rischio della risorsa. In particolare, nella zona di rispetto sono vietati l'insediamento dei seguenti centri di pericolo e lo svolgimento delle seguenti attività:
a) dispersione di fanghi e acque reflue, anche se depurati;
b) accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi;
c) spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l'impiego di tali sostanze sia effettuato sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche;
d) dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche proveniente da piazzali e strade.
e) aree cimiteriali;
f) apertura di cave che possono essere in connessione con la falda;
g) apertura di pozzi ad eccezione di quelli che estraggono acque destinate al consumo umano e di quelli finalizzati alla variazione dell'estrazione ed alla protezione delle caratteristiche quali-quantitative della risorsa idrica;
h) gestione di rifiuti;
i) stoccaggio di prodotti ovvero, sostanze chimiche pericolose e sostanze radioattive;
l) centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli;
m) pozzi perdenti;
n) pascolo e stabulazione di bestiame che ecceda i 170 chilogrammi per ettaro di azoto presente negli effluenti, al netto delle perdite di stoccaggio e distribuzione. É comunque vietata la stabulazione di bestiame nella zona di rispetto ristretta.
In attesa della perimetrazione delle zone di rispetto da parte delle regioni, il D.lgs.152/2006 e ss.mm.ii. impone un limite di 200 metri dal punto di captazione (in questo caso i pozzi S. Rocco) ma il contesto idrogeologico di cui stiamo parlando è tale (con flussi sotterranei dell’ordine di decine di mc/secondo), coinvolgendo il principale acquifero della regione, che appare evidente il potenziale impatto sui punti di captazione di ogni attività posta a monte idrogeologico degli stessi per un’area molto più vasta (si rimanda all’elaborato 3.1 del Piano di Tutela delle Acque che identifica i Corpi Idrici Sotterranei Principali Significativi della Regione, compreso quello dei Tirino, da porre in relazione con l’area di interesse del Progetto TOTO a pag.21 della Relazione e con la localizzazione dei Pozzi S. Rocco).


Se tale campagna di indagini non è stata mai sottoposta ad autorizzazione, si richiede un immediato intervento sia per la valutazione di sanzioni secondo quanto previsto dalla Normativa esistente (da quella sulla Valutazione di Impatto Ambientale a quella sulle are interessate da incendio; da quella paesaggistica a quella del vincolo idrogeologico ecc.) sia per garantire il massimo rispetto delle leggi poste a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
Per quanto riguarda l’intervento in esame si osserva quanto segue.
a)VALUTAZIONE DI INCIDENZA AMBIENTALE
In base al D.P.R. 357/1997 e ss.mm.ii. l’intervento deve essere sottoposto a Valutazione di Incidenza Ambientale. Il fatto che le aree interessate siano esterne ai SIC/ZPS limitrofi non solleva dall’obbligo di realizzare la procedura che, come prevede il Decreto e la Direttiva 43/92/CEE, deve essere svolta per tutti i progetti che possono incidere sulla naturalità dei siti Natura2000 (anche se realizzati esternamente ad essi). I sondaggi, che, come detto, raggiungeranno la falda (e potranno intercettare falde intermedie) si pongono a monte idrogeologico di siti di enorme importanza dal punto di vista naturalistico, come, ad esempio, le Sorgenti del Pescara, riserva naturale regionale e Sito di Interesse Comunitario (Fiumi Giardino - Sagittario – Aterno e Sorgenti del Pescara, Codice IT7110099). Riteniamo che, per la vicinanza delle aree, la Valutazione debba essere svolta anche rispetto ai Sic/ZPS del Parco della Majella e del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, in particolare per gli effetti sulle componenti ambientali collegate con le risorgive.
Significativamente, nello stesso studio preliminare ambientale si richiamano nel capitolo relativo alla fauna, specie di queste aree come Lupo, Camoscio (!) e Orso bruno. Pertanto non si comprende come possa essere stata omessa la procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale.
b)AREE INCENDIATE
Una larga parte delle aree interessate dall’intervento è stata interessata da vasti incendi in tempi recenti (2007-2008-2009). E interessante notare che la relazione non cita tale problematica estremamente significativa, considerati i divieti di cui alla Legge 353/2000. In particolare l’Art.10 prevede “…È inoltre vietata per dieci anni, sui predetti soprassuoli, la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive, fatti salvi i casi in cui per detta realizzazione sia stata già rilasciata, in data precedente l’incendio e sulla base degli strumenti urbanistici vigenti a tale data, la relativa autorizzazione o concessione.”.
Tra l’altro gli strumenti urbanistici vigenti nel Comune di Bussi da un lato rilevano l’importanza dell’area dal punto di vista idrogeologico e dall’altra in maniera generica prevedono attività estrattive, però esclusivamente previa preventiva perimetrazione. Tale ulteriore perimetrazione non appare riportata nelle relazioni (è stata mai fatta?) e certo non può comprendere ora aree incendiate!
Inoltre la Relazione nulla dice sulla destinazione urbanistica delle aree interessate dal progetto (si veda la mappa a pag.5 della relazione geologica) per quanto riguarda i comuni di Popoli, S. Benedetto in Perillis e Collepietro, nonostante circa 1000 ettari dell’area di ricerca ricadano in tali comuni.
Pertanto l’iniziativa prospettata (sia la ricerca sia l’eventuale sfruttamento) non pare essere realizzabile su una vasta parte delle aree indicate.
c)VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA
E’ vero che l’intervento appare, se preso singolarmente e in maniera avulsa dalle altre procedure in atto, come un “progetto”, assoggettato, quindi alle sole procedure di V.A.-V.I.A (e Valutazione di Incidenza).

In realtà se si considerano i seguenti aspetti è necessaria una propedeutica procedura di VAS.
Infatti:
1)il progetto di sfruttamento minerario (e, quindi, tutti gli atti propedeutici, compresi quelli di ricerca), come è noto e come risulta da atti a disposizione della Regione Abruzzo e del Comune di Bussi, rientrerebbe tra quelli connessi al procedimento di “reindustrializzazione” del Sito Nazionale di Bonifica di Bussi. Tale procedura è per unanime ammissione degli enti coinvolti, compreso il Ministero dell’Ambiente, basata sull’elaborazione di un accordo di programma (che è assoggettato a VAS);
2)l’intervento in esame è parte integrante di un progetto che prevede il coinvolgimento di una enorme quantità di risorse ambientali e l’interazione con la vita di centinaia di migliaia di persone (1600 ettari di territorio direttamente interessate; milioni di metri-cubi di materiali estratti in caso di esame positivo del progetto; coinvolgimento di vaste aree incendiate; interazione con il principale acquifero della regione e, addirittura, con la risorsa idropotabile che disseta l’intera valpescara con due capoluoghi di provincia compresa la principale area metropolitana della regione per un totale di circa 500.000 persone);
3)la Regione Abruzzo non ha ancora un Piano Cave e, quindi, esamina le singole istanze senza alcuna programmazione, non sapendo neanche quante cave sono attive/dismesse nella regione, quanto materiale (per tipologia) può essere estratto ora e nel futuro; qual è il fabbisogno reale e potenziale nonché quello che potrebbe essere soddisfatto con il riciclo dei rifiuti del comparto edile (secondo gli obiettivi della direttiva europea sui rifiuti). A nostro avviso già da tempo è venuta meno alla radice, anche per interventi minori, la possibilità di condurre appropriate valutazioni di impatto ambientale che devono basarsi su un bilanciamento dei vari interessi in gioco, da quelli ambientali a quelli socio-economici, come insegna la giurisprudenza in materia. In questo caso, si tratterebbe del più grande intervento in materia di estrazione di inerti per la Regione e uno dei più invasivi dell’intero Appennino.
4)il progetto, per stessa ammissione del proponente, sarebbe connesso all’uso del materiale per produzione di cemento attraverso un Cementificio da realizzarsi nel SIN nel tenimento del Comune di Bussi. Ebbene, non si può non inserire l’intervento in esame in tale contesto, che riguarda non solo la programmazione delle attività produttive (visto che due dei tre cementifici abruzzesi stanno chiudendo) ma anche l’impatto sulla qualità dell’aria ecc.
Si deve ritenere, quindi, questo intervento parte integrante di un progetto/programma ben più vasto che deve essere preventivamente assoggettato a procedura di Valutazione Ambientale strategica.
d)LOCALIZZAZIONE DEL PROGETTO
Nello studio preliminare ambientale si fa riferimento esclusivamente ad aree del Comune di Bussi mentre nella Relazione geologica si fa esplicito riferimento ad almeno 4 comuni (Bussi, Popoli, San Benedetto in Perillis e Collepietro). Si evidenzia, quindi, una gravissima discrasia tra i documenti che inficia la regolarità della procedura, visto che non si rende intellegibile ai cittadini quali sono le aree interessate (addirittura i comuni coinvolti!). A margine si richiede di verificare se, come previsto dal D.lgs.152/2006 e ss.mm.ii, gli elaborati progettuali siano stati regolamente depositati presso i comuni coinvolti all’inizio del periodo per la consultazione.
e)STATO AMBIENTALE DEL CORPO IDRICO SIGNIFICATIVO SOTTERRANEO DEL TIRINO
Nella Relazione si evidenzia che l’area è situata su un corpo idrico vulnerabile a fenomeni di inquinamento, secondo il Piano di Tutela delle Acque della Regione Abruzzo. Si omette, però, di richiamare l’elaborato 4.7 del Piano stesso che classifica i Corpi Idrici Sotterranei Significativi in base al loro stato di qualità.

Ebbene, già ora il corpo idrico del Tirino, che interessa una parte consistente dell’area di progetto (quella di cui a Pag.21 della Relazione Geologica), è classificato con una qualità tra Scadente e Sufficiente, in quanto interessato da pressioni antropiche che ne hanno in parte alterato la qualità delle acque.
Le Direttive comunitarie in materia (in primis la Dir.60/2000/CE) impongono il risanamento di tali situazioni per raggiungere un migliore stato di qualità. E’ evidente che bisogna diminuire le pressioni antropiche che agiscono sul corpo idrico e non certo aumentarle, anche solo potenzialmente. Ci si chiede come sia solo immaginabile l’insediamento di una mega-cava (per il quale il progetto in esame è elemento propedeutico) in un contesto di alta vulnerabilità e attuale parziale compromissione del corpo idrico.
Riteniamo inopportuno procedere con i sondaggi, che comunque hanno già ora un potenziale impatto (basti pensare ad incidenti; sversamenti accidentali/volontari in falda attraverso i piezometri ecc.), in considerazione dell’impossibilità di procedere oltre con la realizzazione dell’intervento di estrazione (per questo è evidente la necessità di far precedere gli interventi sul territorio – a parte quelli già realizzati in maniera quantomeno dubbia - da una VAS, al fine di evitare inutili interventi comunque invasivi).
f)TUTELA DELLA RISORSA IDRICA FINALIZZATA ALL’USO IDROPOTABILE
L’intervento in esame prevede esplicitamente il raggiungimento del livello di falda (e la trasformazione dei sondaggi in piezometri) nonché, indirettamente, il contatto con livelli di falda intermedi.
Riteniamo del tutto inaccettabile interventi di questo genere (e, a maggior ragione, dello sfruttamento di una grande cava) che interagiscono direttamente con una falda che assicura il soddisfacimento dei bisogni idropotabili di centinaia di migliaia di persone.
I cittadini della Val Pescara hanno già sperimentato sulla loro pelle l’inquinamento e il depauperamento della risorsa idropotabile con l’incredibile caso dei pozzi S. Angelo che ha fatto emergere non solo il problema della distribuzione di acqua contaminata per decenni con solventi clorurati ma anche sperimentare per decine di giorni in piena estate la drammatica assenza della risorsa a causa della chiusura dei pozzi stessi. Tale situazione è stata risolta con lo scavo in emergenza dei pozzi S. Rocco, posti a pochi metri dall’area prescelta dal gruppo TOTO.
Appare veramente incredibile che si possa anche solo pensare di proporre interventi che possono costituire un rischio per la risorsa ambientale più importante per la vita, quando i cambiamenti climatici e l’inquinamento diffuso stanno rendendo sempre più difficile l’approvvigionamento idrico. Il tutto senza considerare l’interesse geo-politico della risorsa in un contesto mediterraneo dove la scarsità della stessa, per ammissione delle organizzazioni internazionali di cui l’Italia fa parte, come ONU, CE, OCSE, NATO, ecc. è fattore di conflitto, anche armato.
Rispetto a tale situazione il rapporto preliminare ambientale dedica n.10 righe (!) alla valutazione dei possibili impatti dell’intervento (i tre sondaggi) sulla risorsa idrica sotterranea. Non si cita l’acquedotto servito, i pregressi e gli attuali problemi di rifornimento idrico dei cittadini (basti pensare a città come Chieti che subiscono tuttora periodi di crisi idrica!), l’attuale stato di qualità ambientale, le altre fonti di pressione già presenti ecc.ecc.
Rispetto ai punti di captazione il sondaggio più vicino è posto a soli 800 metri (!), mentre il confine dell’area di ricerca mineraria corre a poco più di 200 metri dal campo pozzi. Una larga parte dei 1600 ettari interessati dal progetto di sfruttamento ricade nell’area di ricarica dell’acquifero da cui dipende l’approvvigionamento idrico della Valpescara.
Ovviamente tutto ciò avviene senza inquadrare minimamente l’intervento nello scenario di sviluppo del progetto (e, cioè, la megacava e un possibile cementificio) che però è stato già prospettato in sedi ufficiali ed istituzionali.

Peraltro lo stesso intervento propedeutico è fonte di potenziali rischi per la qualità e la disponibilità della risorsa per, a mero titolo di esempio:
1)la possibilità di miscelazione di falde a livelli diversi e di qualità diversa durante le operazioni di scavo;
2)la manutenzione dei piezometri nel breve, medio, lungo e lunghissimo periodo (cosa accadrà di questi piezometri tra 40 anni? Come saranno mantenuti? Con quali garanzie e da parte di chi qualora la ditta TOTO non esista più?);
3)incidenti nei pressi dei piezometri con immissione diretta di inquinanti nel corpo idrico, sia durante lo scavo sia dopo;
4)problemi durante lo scavo. La relazione richiama l’attuazione di “buone pratiche” di scavo quale garanzia per evitare problemi; ci si chiede se la tutela della risorsa che fa vivere 500.000 persone possa basarsi sulla buona volontà e capacità degli operatori e non su tecniche intrinsecamente sicure.
g)DECOMMISSIONING DEI POZZI
Il progetto non indica le modalità e i tempi del decommisioning dei sondaggi attrezzati a piezometro (tempi, fidejussioni, ripristino ambientale ecc.).
h)EFFETTO CUMULO
Il progetto non fa alcun riferimento al possibile effetto cumulo con altri fattori di pressione antropica già esistenti (come detto, la falda è già in parte depauperata sotto l’aspetto della qualità).
Inoltre, come in parte già richiamato per la necessità della VAS, l’assenza del Piano cave regionale non consente in radice di valutare sia l’intervento in esame sia il progetto nel suo complesso (l’attività estrattiva). Come potrà il Comitato CCR-VIA esprimere valutazioni compiute e bilanciare adeguatamente gli interessi in gioco (anche se la presenza di una risorsa idropotabile così importante dovrebbe bloccare di per sé il progetto fin dall’inizio) se non può inquadrare l’intervento (e gli eventuali sacrifici ambientali connessi), visto che non ha accesso a dati fondamentali quali: il fabbisogno di materie prime nei settori economici, le attività di recupero/riciclo di rifiuti nel settore edile, la quantità di materiale lapideo già estraibili con le autorizzazioni già concesse, il monitoraggio delle cave autorizzate, lo stato di riqualificazione/recupero delle cave dismesse.
Addirittura non sono rintracciabili sul sito istituzionale della Regione Abruzzo (e del Comitato CCR-VIA) i dati di monitoraggio delle fasi di cantiere e di sfruttamento sulle decine di cave per le quali il comitato CCR-VIA ha già concesso pareri in questi anni, nonostante i precisi obblighi introdotti dal D.lgs.152/2006 e dal D.lgs.195/2005!
Pertanto in assenza di tali elementi e della VAS a nostro avviso non è possibile neanche procedere a procedure di V.I.A. positive.
i)PAESAGGIO
Nelle relazioni si richiama il fatto che nell’attuale Piano Paesistico le aree siano classificate come “bianche” e, quindi, facilmente assoggettabili a trasformazioni di qualsiasi tipo. Questo almeno per il Comune di Bussi, mentre nulla si dice sulla destinazione delle aree negli altri comuni coinvolti (Collepietro; Popoli e S. Benedetto in Perillis).
Tale assunto non è condivisibile. L’Abruzzo non ha ancora elaborato un nuovo Piano Paesistico secondo gli indirizzi del nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio del 2004, a 9 anni, quindi, dalla sua approvazione. Ciò non vuol dire che non debba assicurare il raggiungimento degli

obiettivi di conoscenza, tutela e corretta gestione del paesaggio secondo i dettami di legge, considerando anche che la tutela del Paesaggio è elemento centrale della Costituzione Repubblicana. Pertanto nella valutazione degli impatti paesaggistici non ci si può certo basare sull’indicazione del Piano paesistico vigente ma è obbligatorio esaminare, nella procedura di V.I.A., la qualità paesaggistica delle aree attraverso:
1)uno studio specifico realizzato appositamente (che attualmente manca);
2)la valutazione delle indicazioni contenute negli altri strumenti di pianificazione, come il PTCP o i Piani Regolatori.
Per le ragioni sopra espresse si richiede:
-un intervento per la valutazione della legittimità delle attività già poste in essere (la campagna di scavi del 2009);
-un parere negativo sull’intervento in esame.
Distinti saluti.

Sulmona, 03/01/2014


per i Comitati cittadini per l’ambiente

Mario Pizzola (portavoce)
Adriano Bucciarelli
Annamaria Caldarelli
Giovanna Margadonna










Info: Mario 3339698792 – Giovanna 3284776001
Email:
 
 
#3 Ferrante 2014-01-03 17:57
Oggetto: OSSERVAZIONI alla verifica di Esclusione dalla Procedura di V.I.A. del progetto denominato “Permesso di ricerca geomineraria. Campagna di indagini integrative, mediante realizzazione di 3 nuovi sondaggi, finalizzata alla caratterizzazione giacimentologica di un giacimento di calcari ed argille.” Soc. proponente TOTO HOLDING SpA. (in pubblicazione).
Riferimenti: Comune: BUSSI SUL TIRINO, Località Monte Scuncole , Numero foglio catastale: Foglio 17, Particella catastale 89, 100, 102, 103, 106.


L’attività di ricerca consiste nell’esecuzione di 3 sondaggi geognostici interessanti il solo territorio di Bussi Sul Tirino, che si intende allestire con piezometri a tubo aperto, spinti a profondità variabili tra i 120 e circa 200 metri dal piano campagna fino al raggiungimento della falda acquifera. La motivazione dei sondaggi è la definizione delle caratteristiche chimiche mineralogiche per il reperimento di calcari e argille in percentuali tali da costituire una marna da cemento (70% di calcare e 30% di argilla).
Il sito prescelto contiene l’acquifero più importante della Regione Abruzzo e di rilievo nazionale ed europeo sia per estensione che per la pregevole qualità delle acque che, peraltro, hanno importanti utilizzazioni industriali e civili prossime e sottoflusso rispetto ai luoghi interessati dai lavori previsti.
Infatti esso alimenta, a valle dei luoghi ove sono previsti i lavori, le sorgenti del Pescara (sottoposto a ben due gradi di tutela naturalistica: Riserva Naturale Regionale e Sito d’Interesse Comunitario IT7110097), del Gruppo San Calisto-Delichiuso (con acque oligominerali, chimicamente diverse da quelle delle altre manifestazioni sorgive prossime alle stesse, e denotanti una complessità idrogeologica ed idrochimica del flusso sotterraneo, adibite alla riproduzione degli avannotti di trota), i pozzi San Rocco (acque captate per oltre 1000 litri/secondo, destinate al consumo umano e distribuite nella popolosa Valpescara unitamente a quelle del Giardino), dei pozzi della Gran Guizza (la cui produzione industriale è tra le più considerevoli a livello nazionale), e infine del basso Tirino.
Tale acquifero, complesso e ancora da interpretare completamente, è definito nella stessa relazione dello Studio Preliminare Ambientale, oltre che pregiato anche vulnerabile.

Si ritiene pertanto necessario adottare il massimo delle cautele nella programmazione di qualsivoglia intervento che riguardi questo luogo che è un autentico “nodo” di acque provenienti in massima parte dalla circolazione sotterranea alimentata dal Gran Sasso d’Italia ed in parte minore dal massiccio del Sirente-Velino. Tale cautela deve valere sia per il tema in oggetto (la ricerca mineraria) che, ancora di più, per il seguito delle opere attese dal proponente in esito alla ricerca stessa, ovvero per l’ipotesi della coltivazione del bene minerario.
La scrivente Associazione di protezione Ambientale, in relazione all’oggetto, esaminati gli elaborati pubblicati, formula le seguenti osservazioni.
1) Non sono state prese in considerazione, come consuetudine nelle procedure di valutazione dell’impatto ambientale, né l’opzione zero (non effettuare la ricerca nella zona prescelta) né opzioni alternative, da porre a confronto fra loro. Ciò è importante in quanto non è motivato in alcun modo la necessità di arrivare a scavi così profondi per la ricerca di minerali che hanno una larga diffusione naturale che si trovano in abbondanza sulla superficie dei terreni, in Abruzzo e nella zona di cui si disquisisce, senza necessità di procedere alla previsione futura di miniere in ipogeo e in una zona idrogeologicamente delicatissima.
2) Le risultanze della ricerca in oggetto andrebbero analizzate e confrontate, ai fini della verifica della compatibilità generale, con il Piano Regionale delle Cave. Si richiama che la datata L.R. 26 luglio 1983, n. 54 attribuisce la competenza autorizzativa in materia di concessione per attività estrattive alla Giunta Regionale sulla base del parere del Comitato Tecnico Regionale e del Piano Regionale per le Attività estrattive (P.R.A.E.) che rappresenta lo strumento fondamentale per l’espressione del parere. Tale legge – unico riferimento in materia in Abruzzo- è assolutamente inadeguata: essa è stata promulgata in epoca in cui non ancora era posta all’attenzione della Regione, dell’Italia e delle istituzioni Europee, la questione ambientale; data tre anni prima della stessa istituzione del Ministero dell’Ambiente e oltre un ventennio prima della istituzione delle Aree Naturali Protette e precede di molto il recepimento da parte dell’Italia delle Convenzioni Internazionali e delle Direttive U.E. in materia di Ambiente e Biodiversità. Tale legge precede inoltre tutta la normativa attualmente vigente in materia di acque destinaste al consumo umano (zone di protezione), di dissesto idrogeologico e l’intero testo Unico Ambientale D.Lgl 152/06 e s.m.i. Dal momento che la Regione Abruzzo da allora non è ancora dotata del P.R.A.E., manca il principale e naturale strumento istituzionale di valutazione dei dati che emergessero dalle attività previste, sia in questa fase di ricerca che in quella futura presumibile di coltivazione del bene minerario.
3) Per quanto attiene la compatibilità con il Piano Regionale Paesistico il proponente sostiene che le operazioni previste (in questa fase di ricerca e…per deduzione si sosterrà la stessa tesi anche per quella ipotetica futura di coltivazione ) sarebbero compatibili in quanto ricadono in “zona bianca”, vale a dire non disciplinata dal PRP stesso. Si ritiene che, sia in via generale che per la valenza dei luoghi, l’esistenza di una zona bianca non possa significare in nessun modo che ivi tutto è consentito ma, al contrario, che esiste una carenza conoscitiva e di disciplina che dovrebbe indurre al massimo della prudenza, adottando una seria e approfondita produzione di analisi da sottoporre alla valutazione dell’impatto ambientale (e non certo l’esclusione richiesta) e in caso di dubbi di compatibilità, fare ricorso all’applicazione del principio europeo di precauzione , dislocando altrove gli interventi) data la delicatezza e la vulnerabilità dell’ambiente in esame.
4) Per quanto concerne la compatibilità con il Piano Territoriale Provinciale la zona è definita, come riportato correttamente nello Studio Preliminare Ambientale in esame, “Serbatoio di naturalità V1”, vale a dire “un comprensorio territoriale che, in virtù delle sue caratteristiche (scarsità di insediamenti, prevalenza di aree boscate, caratteri di stabilità ecosistemica, accumulo idrico ecc…) può, allo stato attuale e con interventi opportuni, rafforzare le funzioni di difesa della biodiversità e più in generale della naturalità di un territorio più vasto”. Gli interventi previsti nell’ambito della ricerca mineraria prevedono, però, la realizzazione di una strada di servizio che dovrebbe costituire il prolungamento di quella esistente, con un allungamento di circa un km e di larghezza di m. 4, che comporterebbe l’eliminazione della vegetazione arbustiva ed erbacea esistente, e lo scotico superficiale con livellamento del terreno. Si ritiene che l’eliminazione di circa 4000 metriquadri di superficie con il predetto grado di naturalità, unitamente agli altri circa 100 metriquadri di scotico per l’allestimento delle piazzole, non possano essere condotti senza una valutazione d’impatto ambientale. Ciò in quanto nulla si sa (o è riportato) sulle specie vegetali specificatamente interessate, sulle associazioni vegetali e sulla fauna connessa, né se esistano fatturazioni o punti di criticità.
5) In merito alla compatibilità con il PRG di Bussi sul Tirino lo Studio Preliminare richiama che l’art. 48 delle norme tecniche di Attuazione classifica la zona come “agricola” ove sarebbero consentite le attività di interesse generale ed ecocompatibili tra cui il prelievo e la trasformazione delle acque minerali, nonché –limitatamente alle aree circoscritte da apposito perimetro- attività di cava o estrattiva. Si rileva in merito che l’”interesse generale” appare in questo caso assai dubbio da sostenere e che la “ecocompatibilità” dell’intervento non può che essere valutata in sede di procedura di valutazione dell’Impatto Ambientale. Anche per questo punto, quindi, si chiede di non concedere la richiesta esclusione dalla normale procedura di VIA.
6)A pag. 17 dello Studio si legge che “il grado di vulnerabilità intrinseca all’inquinamento delle aree in prossimità del sito è medio-alto, in virtù delle litologie presenti.” Si conclude però che le indagini programmate sarebbero di tipologia tale da non provocare interferenze con i sistemi acquiferi. Anche questa affermazione necessita di essere sottoposta alla più severa Valutazione d’Impatto se si considera che i pozzi San Rocco da cui si rifornisce al 50% l’intera Valpescara si trovano solo ad un km di distanza (!) .., che le sorgenti di san Calisto sono a circa due km e che le sorgenti del Pescara e l’approvvigionamento della Gran Guizza si trovano a soli circa 3,5 km. E tutti sono sottoflusso. Si teme infatti, una possibile compromissione della qualità delle acque a seguito di possibili incidenti in fase di cantiere e che le perforazioni possano mettere in contatto fra loro strati di falda con acque a diversa composizione chimica, con potenziali danni economici ed ecologici connessi e facilmente comprensibili. In merito è vero che la Proponente ipotizza di incamiciare il piezometro con tubi di plastica e di sigillare l’interspazio fra il tubo e la superficie del foro di scavo con cemento, ma è altrettanto vero che tali operazioni non danno garanzie assolute: la connessione tra strati diversi della falda comunque si produrrebbe in sede di scavo e poi il cemento non è proprio innocuo come si potrebbe pensare, anche per il suo normale contenuto, in diversa misura, di cromo esavalente, pericoloso metallo tossico e con Sali estremamente solubili.
7) Nella relazione geologica si riporta a pag. 30 che “I lavori di ricerca mineraria da eseguire sono programmati allo scopo di:
- definire la potenza e le caratteristiche geometriche del giacimento;
- definire le caratteristiche chimico-mineralogiche del minerale al fine di verificarne la possibilità di impiego nell’industria del cemento.
Non si comprende quindi la necessità di scavare fino a profondità considerevoli per raggiungere la falda acquifera a circa 200 m e, ancora di più, di allestire il foro a piezometro. Si dichiara la finalità di voler ricercare marne da cemento (calcare e argilla) ma si procede come se in realtà la finalità fosse quella di voler ricercare e caratterizzare la falda, come si fa per la ricerca delle acque minerali, che ha, come noto, una procedura amministrativa differente e ben codificata. Perché raggiungere la falda? Perché renderla accessibile nel tempo, alle misurazioni di livello ed eventualmente al prelievo di campioni di acqua da analizzare allestendovi tre piezometri? Cosa c’entra tutto questo con la ricerca del calcare e dell’argilla? Occorrerebbe che la Proponente facesse chiarezza su questo punto, anche perché vuole andare a toccare un acquifero di estrema delicatezza oltre che di vulnerabilità. E ciò anche perché la confusione cresce se leggiamo quanto riportato a pag 4 della relazione geologica ove si parla, in relazione ai 15 sondaggi già effettuati nella stessa area, di “indagini effettuate nell’ambito di un incarico che il Politecnico della Università di Milano ha ricevuto dalla ditta Toto Holding SpA, finalizzato ad uno studio delle acque sotterranee della porzione più meridionale della struttura idrogeologica del Gran Sasso, nei comuni di Bussi Sul Tirino (PE), Popoli (PE) e Collepietro (AQ). Lo studio di ricerca riguarda in definitiva le marne da cemento oppure le acque?
8) Sulle prove di permeabilità di tipo Lefranc, previste o a carico idraulico costante oppure creando un abbassamento o un innalzamento del livello dell’acqua nel pozzo piezometrico, si esprime la contrarietà più assoluta intanto per la inutilità rispetto alle finalità minerarie dichiarate, e poi per il rischio legato all’immissione di acque diverse in falda, utilizzata per uso umano e per usi alimentari. A che serve misurare i tempi di ricarica di un pozzo oppure la portanza della falda se non la si intende emungere? Si potrebbe pensare che si intenda studiarne la possibilità di prelievo ad uso minerale, ma se così fosse, ciò dovrebbe seguire altre specifiche procedure.
9)Nella relazione geomineraria (geologica) si sostiene, altresì, che “altri sondaggi, di profondità massima 30 m, saranno definiti successivamente.” Riepilogando: 15 sondaggi della profondità compresa tra 40 e 315 m sono stati già eseguiti; tre sono oggetto della procedura in corso, e altri, in numero non precisato, sono previsti per il futuro: se per ciascuna campagna di perforazioni si chiede l’esclusione dalla procedura di VIA, non rischiamo di trovarci di fronte ad un frazionamento degli interventi che fanno perdere di vista l’unitarietà delle opere che una procedura di VIA richiede? Si ritiene che la Regione ed il Comitato VIA debbano pretendere che venisse ad essi fornito il quadro completo e definitivo delle operazioni da effettuare, e su quelle effettuare la valutazione, dal momento che gli impatti sono cumulativi.
10) Non sono specificati i tempi di realizzazione del cantiere, che dovrebbe garantire di non interferire con le migrazioni faunistiche e non arrecare disturbo al periodo di nidificazione. Gli interventi in questione sono infatti previsti in una zona che costituisce un corridoio ecologico tra i Parchi Nazionali del Gran Sasso-Monti della Laga e Majella-Morrone, il grande Parco regionale Sirente Velino, e in aggiunta si trova no in prossimità le Riserve Naturali Regionali di Capopescara, del Sagittario, delle Gole di San Venanzio, con relativi SIC. Occorrerebbe in merito, pertanto, anche una Valutazione di Incidenza su tali aree prossime e comunque connesse, cosa che esclude che possa essere concessa l’esclusione dalla V.I.A.
Conclusioni:
Il relazione all’allegato V -Criteri per la verifica di assoggettabilità di cui all’art. 20 del D.Lgs 152/06 e s.m.i., si richiede di non escludere dalla procedura ordinaria di VIA gli interventi di ricerca in oggetto, in quanto:
 la localizzazione riguarda una zona ad elevata sensibilità ambientale;
 elevata è anche la vulnerabilità ambientale, con particolare attenzione all’acquifero;
 la capacità di carico della zona è molto bassa, trattandosi di zona montuosa o forestale (punto C) ed essendo direttamente in connessione con zone umide (Riserva naturale di Capopescara, Riserva Naturale Sorgenti del Sagittario, Riserva Naturale Gole di San Venanzio) (punti A, D, E)
 sono interessate acque attualmente prelevate e condottate per il consumo umano (pozzi San Rocco);
 l’uso potabile comporta che siano interessate indirettamente a potenziali impatti, zone ad alta densità demografica quale è l’area Chieti-Pescara con oltre 500 ab/kmq.
 sono interessate acque imbottigliate dallo stabilimento Gran Guizza di Popoli e commercializzate direttamente come acque minerali oppure come base per la fabbricazione di bevande;
 vanno valutate opzioni a confronto, dal momento che i beni minerari ricercati sono diffusissimi in Abruzzo e suscettibili di numerose alternative meno impattanti;
 si ritengono inutili e non pertinenti che la perforazione venga spinta fino a profondità della falda basale, che vengano effettuate prove di capacità erogativa della falda idrica, che vengano allestiti piezometri permanenti per la falda stessa;
 si ritiene doveroso avere un quadro definitivo ed unitario delle opere di ricerca, maggiore chiarezza sull’oggetto minerario della ricerca (marne o acqua?), sulle intenzioni progettuali conseguenti (miniere sotterranee?);
 l’intervento deve approfondire e consentire di valutare l’impatto dello scotico di circa 4500 metriquadri di vegetazione erbacea ed arbustiva spontanea, per cui necessita uno studio botanico e fitosociologico;
 la ricerca proposta non appare autorizzabile in esclusione VIA in base alle carenze di formazione del PRP, del Piano territoriale della Provincia di Pescara e in base a quanto previsto dal PRG di Bussi sul Tirino.
 
 
#2 Iavarone 2014-01-03 16:30
Alla c.a. di Regione Abruzzo - Comitato CCR-VIA


OGGETTO: procedura di V.A. - progetto di ricerca geomineraria della società TOTO Spa – tutela della risorsa idrica idropotabile della Val Pescara

In relazione al progetto in esame, per il quale la Società TOTO Spa ha presentato istanza presso il Comitato CCR-VIA della Regione Abruzzo, per la realizzazione di n.3 sondaggi geognostici da attrezzare a piezometri della profondità di 120-200 metri fino ad arrivare in falda, in un’area di ricerca mineraria estesa su 4 comuni e ben 1600 ettari circa (!) gli scriventi presentano le seguenti osservazioni.

In via preliminare, però, si deve evidenziare che nella Relazione Geologica allegata a supporto del progetto, si richiama una precedente campagna di indagine realizzata nella stessa area per lo stesso intervento (infatti il progetto dei n.3 sondaggi oggi in discussione viene presentato come un aggiornamento della precedente indagine).

Tale campagna sarebbe stata realizzata nel 2009 (se si prendono in considerazione i riferimenti riportati alla fine della Relazione) e avrebbe già comportato, secondo la relazione stessa (pag.28 capitolo 3.1) la realizzazione di ben 15 sondaggi poi attrezzati a piezometri (quindi in contatto con la falda) della profondità tra 40 e 315 metri (!).

Il tutto in un’area, quella interessata dal progetto e riportata a pag.5 della relazione geologica, che è in larga parte a monte idrogeologico dei pozzi S.Rocco scavati a Bussi che dal 2007 alimentano l’acquedotto che serve tutta la Val Pescara, Chieti e Pescara comprese (per un totale di circa 500.000 persone).

Ebbene, ci si chiede se tale campagna sia stata oggetto di un’apposita e precedente parere da parte del Comitato CCR-VIA e, cioè, se sia stata assoggettata o meno ad una regolare procedura di Valutazione di Assoggettabilità a VIA secondo quanto previsto dall’Art.20 del Dlg.152/2006 e dal relativo allegato IV. Si chiede altresì di verificare se tale indagine è stata sottoposta preventivamente a Valutazione di Incidenza Ambientale di cui al DPR.357/1997 e ss.mm.ii., anche per le ragioni che sono riportate per il progetto più limitato in esame oggi.

Inoltre si richiede di conoscere se tale campagna è stata oggetto delle apposite comunicazioni e/o autorizzazioni agli altri enti a vario titolo competenti (ASL, società di gestione dell’acquedotto ecc.), per la potenziale interazione con tutto il sistema che alimenta l’acquedotto della Val Pescara. Ciò anche solo per le evidenti questioni di sicurezza pubblica – anche antiterrorismo – che possono scaturire dall’esistenza di piezometri attraverso i quali è possibile interagire dalla superficie direttamente con la falda acquifera.

La collocazione dei piezometri è conosciuta dagli enti a vario titolo interessati? Che tipo di sistemi di sicurezza sono stati approntati per scongiurare l’immissione, volontaria o involontaria, di sostanze direttamente in una falda che alimenta un acquedotto? Si ricorda che, a valle in senso idrogeologico dell’area, esistono impianti produttivi che utilizzano l’acqua della falda per


imbottigliamento nonché riserve naturali regionali e S.I.C. come le Sorgenti del Pescara che tutelano ambienti acquatici rarissimi ed estremamente fragili.

A tal proposito si richiama quanto previsto dall’Art.24 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Tutela delle Acque della Regione Abruzzo in merito alla definizione delle Zone di Protezione del Patrimonio Idrico e, in particolare, delle sorgenti e dei punti di captazione per la produzione di acqua a fini idropotabili.

L’Art.94 comma 1 del D.lgs.152/2006 e ss.mm.ii. così recita:
“1. Su proposta delle Autorità d'àmbito, le regioni, per mantenere e migliorare le caratteristiche qualitative delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, erogate a terzi mediante impianto di acquedotto che riveste carattere di pubblico interesse, nonché per la tutela dello stato delle risorse, individuano le aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto, nonché, all'interno dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda, le zone di protezione.”

In particolare, riportiamo integralmente l’Art.94 comma 4 del D.lgs.152/2006 e ss.mm.ii. che attiene alla “Disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano”
“4. La zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d'uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata e può essere suddivisa in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata, in relazione alla tipologia dell'opera di presa o captazione e alla situazione locale di vulnerabilità e rischio della risorsa. In particolare, nella zona di rispetto sono vietati l'insediamento dei seguenti centri di pericolo e lo svolgimento delle seguenti attività:
a) dispersione di fanghi e acque reflue, anche se depurati;
b) accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi;
c) spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l'impiego di tali sostanze sia effettuato sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche;
d) dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche proveniente da piazzali e strade.
e) aree cimiteriali;
f) apertura di cave che possono essere in connessione con la falda;
g) apertura di pozzi ad eccezione di quelli che estraggono acque destinate al consumo umano e di quelli finalizzati alla variazione dell'estrazione ed alla protezione delle caratteristiche quali-quantitative della risorsa idrica;
h) gestione di rifiuti;
i) stoccaggio di prodotti ovvero, sostanze chimiche pericolose e sostanze radioattive;
l) centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli;
m) pozzi perdenti;
n) pascolo e stabulazione di bestiame che ecceda i 170 chilogrammi per ettaro di azoto presente negli effluenti, al netto delle perdite di stoccaggio e distribuzione. É comunque vietata la stabulazione di bestiame nella zona di rispetto ristretta.
In attesa della perimetrazione delle zone di rispetto da parte delle regioni, il D.lgs.152/2006 e ss.mm.ii. impone un limite di 200 metri dal punto di captazione (in questo caso i pozzi S. Rocco) ma il contesto idrogeologico di cui stiamo parlando è tale (con flussi sotterranei dell’ordine di decine di mc/secondo), coinvolgendo il principale acquifero della regione, che appare evidente il potenziale impatto sui punti di captazione di ogni attività posta a monte idrogeologico degli stessi per un’area molto più vasta (si rimanda all’elaborato 3.1 del Piano di Tutela delle Acque che identifica i Corpi Idrici Sotterranei Principali Significativi della Regione, compreso quello dei Tirino, da porre in relazione con l’area di interesse del Progetto TOTO a pag.21 della Relazione e con la localizzazione dei Pozzi S. Rocco).


Se tale campagna di indagini non è stata mai sottoposta ad autorizzazione, si richiede un immediato intervento sia per la valutazione di sanzioni secondo quanto previsto dalla Normativa esistente (da quella sulla Valutazione di Impatto Ambientale a quella sulle are interessate da incendio; da quella paesaggistica a quella del vincolo idrogeologico ecc.) sia per garantire il massimo rispetto delle leggi poste a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
Per quanto riguarda l’intervento in esame si osserva quanto segue.
a)VALUTAZIONE DI INCIDENZA AMBIENTALE
In base al D.P.R. 357/1997 e ss.mm.ii. l’intervento deve essere sottoposto a Valutazione di Incidenza Ambientale. Il fatto che le aree interessate siano esterne ai SIC/ZPS limitrofi non solleva dall’obbligo di realizzare la procedura che, come prevede il Decreto e la Direttiva 43/92/CEE, deve essere svolta per tutti i progetti che possono incidere sulla naturalità dei siti Natura2000 (anche se realizzati esternamente ad essi). I sondaggi, che, come detto, raggiungeranno la falda (e potranno intercettare falde intermedie) si pongono a monte idrogeologico di siti di enorme importanza dal punto di vista naturalistico, come, ad esempio, le Sorgenti del Pescara, riserva naturale regionale e Sito di Interesse Comunitario (Fiumi Giardino - Sagittario – Aterno e Sorgenti del Pescara, Codice IT7110099). Riteniamo che, per la vicinanza delle aree, la Valutazione debba essere svolta anche rispetto ai Sic/ZPS del Parco della Majella e del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, in particolare per gli effetti sulle componenti ambientali collegate con le risorgive.
Significativamente, nello stesso studio preliminare ambientale si richiamano nel capitolo relativo alla fauna, specie di queste aree come Lupo, Camoscio (!) e Orso bruno. Pertanto non si comprende come possa essere stata omessa la procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale.
b)AREE INCENDIATE
Una larga parte delle aree interessate dall’intervento è stata interessata da vasti incendi in tempi recenti (2007-2008-2009). E interessante notare che la relazione non cita tale problematica estremamente significativa, considerati i divieti di cui alla Legge 353/2000. In particolare l’Art.10 prevede “…È inoltre vietata per dieci anni, sui predetti soprassuoli, la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive, fatti salvi i casi in cui per detta realizzazione sia stata già rilasciata, in data precedente l’incendio e sulla base degli strumenti urbanistici vigenti a tale data, la relativa autorizzazione o concessione.”.
Tra l’altro gli strumenti urbanistici vigenti nel Comune di Bussi da un lato rilevano l’importanza dell’area dal punto di vista idrogeologico e dall’altra in maniera generica prevedono attività estrattive, però esclusivamente previa preventiva perimetrazione. Tale ulteriore perimetrazione non appare riportata nelle relazioni (è stata mai fatta?) e certo non può comprendere ora aree incendiate!
Inoltre la Relazione nulla dice sulla destinazione urbanistica delle aree interessate dal progetto (si veda la mappa a pag.5 della relazione geologica) per quanto riguarda i comuni di Popoli, S. Benedetto in Perillis e Collepietro, nonostante circa 1000 ettari dell’area di ricerca ricadano in tali comuni.
Pertanto l’iniziativa prospettata (sia la ricerca sia l’eventuale sfruttamento) non pare essere realizzabile su una vasta parte delle aree indicate.
c)VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA
E’ vero che l’intervento appare, se preso singolarmente e in maniera avulsa dalle altre procedure in atto, come un “progetto”, assoggettato, quindi alle sole procedure di V.A.-V.I.A (e Valutazione di Incidenza).

In realtà se si considerano i seguenti aspetti è necessaria una propedeutica procedura di VAS.
Infatti:
1)il progetto di sfruttamento minerario (e, quindi, tutti gli atti propedeutici, compresi quelli di ricerca), come è noto e come risulta da atti a disposizione della Regione Abruzzo e del Comune di Bussi, rientrerebbe tra quelli connessi al procedimento di “reindustrializzazione” del Sito Nazionale di Bonifica di Bussi. Tale procedura è per unanime ammissione degli enti coinvolti, compreso il Ministero dell’Ambiente, basata sull’elaborazione di un accordo di programma (che è assoggettato a VAS);
2)l’intervento in esame è parte integrante di un progetto che prevede il coinvolgimento di una enorme quantità di risorse ambientali e l’interazione con la vita di centinaia di migliaia di persone (1600 ettari di territorio direttamente interessate; milioni di metri-cubi di materiali estratti in caso di esame positivo del progetto; coinvolgimento di vaste aree incendiate; interazione con il principale acquifero della regione e, addirittura, con la risorsa idropotabile che disseta l’intera valpescara con due capoluoghi di provincia compresa la principale area metropolitana della regione per un totale di circa 500.000 persone);
3)la Regione Abruzzo non ha ancora un Piano Cave e, quindi, esamina le singole istanze senza alcuna programmazione, non sapendo neanche quante cave sono attive/dismesse nella regione, quanto materiale (per tipologia) può essere estratto ora e nel futuro; qual è il fabbisogno reale e potenziale nonché quello che potrebbe essere soddisfatto con il riciclo dei rifiuti del comparto edile (secondo gli obiettivi della direttiva europea sui rifiuti). A nostro avviso già da tempo è venuta meno alla radice, anche per interventi minori, la possibilità di condurre appropriate valutazioni di impatto ambientale che devono basarsi su un bilanciamento dei vari interessi in gioco, da quelli ambientali a quelli socio-economici, come insegna la giurisprudenza in materia. In questo caso, si tratterebbe del più grande intervento in materia di estrazione di inerti per la Regione e uno dei più invasivi dell’intero Appennino.
4)il progetto, per stessa ammissione del proponente, sarebbe connesso all’uso del materiale per produzione di cemento attraverso un Cementificio da realizzarsi nel SIN nel tenimento del Comune di Bussi. Ebbene, non si può non inserire l’intervento in esame in tale contesto, che riguarda non solo la programmazione delle attività produttive (visto che due dei tre cementifici abruzzesi stanno chiudendo) ma anche l’impatto sulla qualità dell’aria ecc.
Si deve ritenere, quindi, questo intervento parte integrante di un progetto/programma ben più vasto che deve essere preventivamente assoggettato a procedura di Valutazione Ambientale strategica.
d)LOCALIZZAZIONE DEL PROGETTO
Nello studio preliminare ambientale si fa riferimento esclusivamente ad aree del Comune di Bussi mentre nella Relazione geologica si fa esplicito riferimento ad almeno 4 comuni (Bussi, Popoli, San Benedetto in Perillis e Collepietro). Si evidenzia, quindi, una gravissima discrasia tra i documenti che inficia la regolarità della procedura, visto che non si rende intellegibile ai cittadini quali sono le aree interessate (addirittura i comuni coinvolti!). A margine si richiede di verificare se, come previsto dal D.lgs.152/2006 e ss.mm.ii, gli elaborati progettuali siano stati regolamente depositati presso i comuni coinvolti all’inizio del periodo per la consultazione.
e)STATO AMBIENTALE DEL CORPO IDRICO SIGNIFICATIVO SOTTERRANEO DEL TIRINO
Nella Relazione si evidenzia che l’area è situata su un corpo idrico vulnerabile a fenomeni di inquinamento, secondo il Piano di Tutela delle Acque della Regione Abruzzo. Si omette, però, di richiamare l’elaborato 4.7 del Piano stesso che classifica i Corpi Idrici Sotterranei Significativi in base al loro stato di qualità.

Ebbene, già ora il corpo idrico del Tirino, che interessa una parte consistente dell’area di progetto (quella di cui a Pag.21 della Relazione Geologica), è classificato con una qualità tra Scadente e Sufficiente, in quanto interessato da pressioni antropiche che ne hanno in parte alterato la qualità delle acque.
Le Direttive comunitarie in materia (in primis la Dir.60/2000/CE) impongono il risanamento di tali situazioni per raggiungere un migliore stato di qualità. E’ evidente che bisogna diminuire le pressioni antropiche che agiscono sul corpo idrico e non certo aumentarle, anche solo potenzialmente. Ci si chiede come sia solo immaginabile l’insediamento di una mega-cava (per il quale il progetto in esame è elemento propedeutico) in un contesto di alta vulnerabilità e attuale parziale compromissione del corpo idrico.
Riteniamo inopportuno procedere con i sondaggi, che comunque hanno già ora un potenziale impatto (basti pensare ad incidenti; sversamenti accidentali/volontari in falda attraverso i piezometri ecc.), in considerazione dell’impossibilità di procedere oltre con la realizzazione dell’intervento di estrazione (per questo è evidente la necessità di far precedere gli interventi sul territorio – a parte quelli già realizzati in maniera quantomeno dubbia - da una VAS, al fine di evitare inutili interventi comunque invasivi).
f)TUTELA DELLA RISORSA IDRICA FINALIZZATA ALL’USO IDROPOTABILE
L’intervento in esame prevede esplicitamente il raggiungimento del livello di falda (e la trasformazione dei sondaggi in piezometri) nonché, indirettamente, il contatto con livelli di falda intermedi.
Riteniamo del tutto inaccettabile interventi di questo genere (e, a maggior ragione, dello sfruttamento di una grande cava) che interagiscono direttamente con una falda che assicura il soddisfacimento dei bisogni idropotabili di centinaia di migliaia di persone.
I cittadini della Val Pescara hanno già sperimentato sulla loro pelle l’inquinamento e il depauperamento della risorsa idropotabile con l’incredibile caso dei pozzi S. Angelo che ha fatto emergere non solo il problema della distribuzione di acqua contaminata per decenni con solventi clorurati ma anche sperimentare per decine di giorni in piena estate la drammatica assenza della risorsa a causa della chiusura dei pozzi stessi. Tale situazione è stata risolta con lo scavo in emergenza dei pozzi S. Rocco, posti a pochi metri dall’area prescelta dal gruppo TOTO.
Appare veramente incredibile che si possa anche solo pensare di proporre interventi che possono costituire un rischio per la risorsa ambientale più importante per la vita, quando i cambiamenti climatici e l’inquinamento diffuso stanno rendendo sempre più difficile l’approvvigionamento idrico. Il tutto senza considerare l’interesse geo-politico della risorsa in un contesto mediterraneo dove la scarsità della stessa, per ammissione delle organizzazioni internazionali di cui l’Italia fa parte, come ONU, CE, OCSE, NATO, ecc. è fattore di conflitto, anche armato.
Rispetto a tale situazione il rapporto preliminare ambientale dedica n.10 righe (!) alla valutazione dei possibili impatti dell’intervento (i tre sondaggi) sulla risorsa idrica sotterranea. Non si cita l’acquedotto servito, i pregressi e gli attuali problemi di rifornimento idrico dei cittadini (basti pensare a città come Chieti che subiscono tuttora periodi di crisi idrica!), l’attuale stato di qualità ambientale, le altre fonti di pressione già presenti ecc.ecc.
Rispetto ai punti di captazione il sondaggio più vicino è posto a soli 800 metri (!), mentre il confine dell’area di ricerca mineraria corre a poco più di 200 metri dal campo pozzi. Una larga parte dei 1600 ettari interessati dal progetto di sfruttamento ricade nell’area di ricarica dell’acquifero da cui dipende l’approvvigionamento idrico della Valpescara.
Ovviamente tutto ciò avviene senza inquadrare minimamente l’intervento nello scenario di sviluppo del progetto (e, cioè, la megacava e un possibile cementificio) che però è stato già prospettato in sedi ufficiali ed istituzionali.

Peraltro lo stesso intervento propedeutico è fonte di potenziali rischi per la qualità e la disponibilità della risorsa per, a mero titolo di esempio:
1)la possibilità di miscelazione di falde a livelli diversi e di qualità diversa durante le operazioni di scavo;
2)la manutenzione dei piezometri nel breve, medio, lungo e lunghissimo periodo (cosa accadrà di questi piezometri tra 40 anni? Come saranno mantenuti? Con quali garanzie e da parte di chi qualora la ditta TOTO non esista più?);
3)incidenti nei pressi dei piezometri con immissione diretta di inquinanti nel corpo idrico, sia durante lo scavo sia dopo;
4)problemi durante lo scavo. La relazione richiama l’attuazione di “buone pratiche” di scavo quale garanzia per evitare problemi; ci si chiede se la tutela della risorsa che fa vivere 500.000 persone possa basarsi sulla buona volontà e capacità degli operatori e non su tecniche intrinsecamente sicure.
g)DECOMMISSIONING DEI POZZI
Il progetto non indica le modalità e i tempi del decommisioning dei sondaggi attrezzati a piezometro (tempi, fidejussioni, ripristino ambientale ecc.).
h)EFFETTO CUMULO
Il progetto non fa alcun riferimento al possibile effetto cumulo con altri fattori di pressione antropica già esistenti (come detto, la falda è già in parte depauperata sotto l’aspetto della qualità).
Inoltre, come in parte già richiamato per la necessità della VAS, l’assenza del Piano cave regionale non consente in radice di valutare sia l’intervento in esame sia il progetto nel suo complesso (l’attività estrattiva). Come potrà il Comitato CCR-VIA esprimere valutazioni compiute e bilanciare adeguatamente gli interessi in gioco (anche se la presenza di una risorsa idropotabile così importante dovrebbe bloccare di per sé il progetto fin dall’inizio) se non può inquadrare l’intervento (e gli eventuali sacrifici ambientali connessi), visto che non ha accesso a dati fondamentali quali: il fabbisogno di materie prime nei settori economici, le attività di recupero/riciclo di rifiuti nel settore edile, la quantità di materiale lapideo già estraibili con le autorizzazioni già concesse, il monitoraggio delle cave autorizzate, lo stato di riqualificazione/recupero delle cave dismesse.
Addirittura non sono rintracciabili sul sito istituzionale della Regione Abruzzo (e del Comitato CCR-VIA) i dati di monitoraggio delle fasi di cantiere e di sfruttamento sulle decine di cave per le quali il comitato CCR-VIA ha già concesso pareri in questi anni, nonostante i precisi obblighi introdotti dal D.lgs.152/2006 e dal D.lgs.195/2005!
Pertanto in assenza di tali elementi e della VAS a nostro avviso non è possibile neanche procedere a procedure di V.I.A. positive.
i)PAESAGGIO
Nelle relazioni si richiama il fatto che nell’attuale Piano Paesistico le aree siano classificate come “bianche” e, quindi, facilmente assoggettabili a trasformazioni di qualsiasi tipo. Questo almeno per il Comune di Bussi, mentre nulla si dice sulla destinazione delle aree negli altri comuni coinvolti (Collepietro; Popoli e S. Benedetto in Perillis).
Tale assunto non è condivisibile. L’Abruzzo non ha ancora elaborato un nuovo Piano Paesistico secondo gli indirizzi del nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio del 2004, a 9 anni, quindi, dalla sua approvazione. Ciò non vuol dire che non debba assicurare il raggiungimento degli obiettivi di conoscenza, tutela e corretta gestione del paesaggio secondo i dettami di legge, considerando anche che la tutela del Paesaggio è elemento centrale della Costituzione Repubblicana.
Pertanto nella valutazione degli impatti paesaggistici non ci si può certo basare sull’indicazione del Piano paesistico vigente ma è obbligatorio esaminare, nella procedura di V.I.A., la qualità paesaggistica delle aree attraverso:
1)uno studio specifico realizzato appositamente (che attualmente manca);
2)la valutazione delle indicazioni contenute negli altri strumenti di pianificazione, come il PTCP o i Piani Regolatori.
Per le ragioni sopra espresse si richiede:
-un intervento per la valutazione della legittimità delle attività già poste in essere (la campagna di scavi del 2009);
-un parere negativo sull’intervento in esame.



Con l'occasione si inviano distinti saluti.

Per l'Associazione “ORSA Pro Natura Peligna”
Il Presidente
(Maria Clotilde Iavarone)
Sulmona 3 gennaio 2014

Recapito: Via Michele Torcia, 13- 67039 Sulmona – tel. 0864251909 e-mail
 
 
#1 Iavarone 2014-01-03 16:29
Alla c.a. di Regione Abruzzo - Comitato CCR-VIA


OGGETTO: procedura di V.A. - progetto di ricerca geomineraria della società TOTO Spa – tutela della risorsa idrica idropotabile della Val Pescara

In relazione al progetto in esame, per il quale la Società TOTO Spa ha presentato istanza presso il Comitato CCR-VIA della Regione Abruzzo, per la realizzazione di n.3 sondaggi geognostici da attrezzare a piezometri della profondità di 120-200 metri fino ad arrivare in falda, in un’area di ricerca mineraria estesa su 4 comuni e ben 1600 ettari circa (!) gli scriventi presentano le seguenti osservazioni.

In via preliminare, però, si deve evidenziare che nella Relazione Geologica allegata a supporto del progetto, si richiama una precedente campagna di indagine realizzata nella stessa area per lo stesso intervento (infatti il progetto dei n.3 sondaggi oggi in discussione viene presentato come un aggiornamento della precedente indagine).

Tale campagna sarebbe stata realizzata nel 2009 (se si prendono in considerazione i riferimenti riportati alla fine della Relazione) e avrebbe già comportato, secondo la relazione stessa (pag.28 capitolo 3.1) la realizzazione di ben 15 sondaggi poi attrezzati a piezometri (quindi in contatto con la falda) della profondità tra 40 e 315 metri (!).

Il tutto in un’area, quella interessata dal progetto e riportata a pag.5 della relazione geologica, che è in larga parte a monte idrogeologico dei pozzi S.Rocco scavati a Bussi che dal 2007 alimentano l’acquedotto che serve tutta la Val Pescara, Chieti e Pescara comprese (per un totale di circa 500.000 persone).

Ebbene, ci si chiede se tale campagna sia stata oggetto di un’apposita e precedente parere da parte del Comitato CCR-VIA e, cioè, se sia stata assoggettata o meno ad una regolare procedura di Valutazione di Assoggettabilità a VIA secondo quanto previsto dall’Art.20 del Dlg.152/2006 e dal relativo allegato IV. Si chiede altresì di verificare se tale indagine è stata sottoposta preventivamente a Valutazione di Incidenza Ambientale di cui al DPR.357/1997 e ss.mm.ii., anche per le ragioni che sono riportate per il progetto più limitato in esame oggi.

Inoltre si richiede di conoscere se tale campagna è stata oggetto delle apposite comunicazioni e/o autorizzazioni agli altri enti a vario titolo competenti (ASL, società di gestione dell’acquedotto ecc.), per la potenziale interazione con tutto il sistema che alimenta l’acquedotto della Val Pescara. Ciò anche solo per le evidenti questioni di sicurezza pubblica – anche antiterrorismo – che possono scaturire dall’esistenza di piezometri attraverso i quali è possibile interagire dalla superficie direttamente con la falda acquifera.

La collocazione dei piezometri è conosciuta dagli enti a vario titolo interessati? Che tipo di sistemi di sicurezza sono stati approntati per scongiurare l’immissione, volontaria o involontaria, di sostanze direttamente in una falda che alimenta un acquedotto? Si ricorda che, a valle in senso idrogeologico dell’area, esistono impianti produttivi che utilizzano l’acqua della falda per


imbottigliamento nonché riserve naturali regionali e S.I.C. come le Sorgenti del Pescara che tutelano ambienti acquatici rarissimi ed estremamente fragili.

A tal proposito si richiama quanto previsto dall’Art.24 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Tutela delle Acque della Regione Abruzzo in merito alla definizione delle Zone di Protezione del Patrimonio Idrico e, in particolare, delle sorgenti e dei punti di captazione per la produzione di acqua a fini idropotabili.

L’Art.94 comma 1 del D.lgs.152/2006 e ss.mm.ii. così recita:
“1. Su proposta delle Autorità d'àmbito, le regioni, per mantenere e migliorare le caratteristiche qualitative delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, erogate a terzi mediante impianto di acquedotto che riveste carattere di pubblico interesse, nonché per la tutela dello stato delle risorse, individuano le aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto, nonché, all'interno dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda, le zone di protezione.”

In particolare, riportiamo integralmente l’Art.94 comma 4 del D.lgs.152/2006 e ss.mm.ii. che attiene alla “Disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano”
“4. La zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d'uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata e può essere suddivisa in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata, in relazione alla tipologia dell'opera di presa o captazione e alla situazione locale di vulnerabilità e rischio della risorsa. In particolare, nella zona di rispetto sono vietati l'insediamento dei seguenti centri di pericolo e lo svolgimento delle seguenti attività:
a) dispersione di fanghi e acque reflue, anche se depurati;
b) accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi;
c) spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l'impiego di tali sostanze sia effettuato sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche;
d) dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche proveniente da piazzali e strade.
e) aree cimiteriali;
f) apertura di cave che possono essere in connessione con la falda;
g) apertura di pozzi ad eccezione di quelli che estraggono acque destinate al consumo umano e di quelli finalizzati alla variazione dell'estrazione ed alla protezione delle caratteristiche quali-quantitative della risorsa idrica;
h) gestione di rifiuti;
i) stoccaggio di prodotti ovvero, sostanze chimiche pericolose e sostanze radioattive;
l) centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli;
m) pozzi perdenti;
n) pascolo e stabulazione di bestiame che ecceda i 170 chilogrammi per ettaro di azoto presente negli effluenti, al netto delle perdite di stoccaggio e distribuzione. É comunque vietata la stabulazione di bestiame nella zona di rispetto ristretta.
In attesa della perimetrazione delle zone di rispetto da parte delle regioni, il D.lgs.152/2006 e ss.mm.ii. impone un limite di 200 metri dal punto di captazione (in questo caso i pozzi S. Rocco) ma il contesto idrogeologico di cui stiamo parlando è tale (con flussi sotterranei dell’ordine di decine di mc/secondo), coinvolgendo il principale acquifero della regione, che appare evidente il potenziale impatto sui punti di captazione di ogni attività posta a monte idrogeologico degli stessi per un’area molto più vasta (si rimanda all’elaborato 3.1 del Piano di Tutela delle Acque che identifica i Corpi Idrici Sotterranei Principali Significativi della Regione, compreso quello dei Tirino, da porre in relazione con l’area di interesse del Progetto TOTO a pag.21 della Relazione e con la localizzazione dei Pozzi S. Rocco).


Se tale campagna di indagini non è stata mai sottoposta ad autorizzazione, si richiede un immediato intervento sia per la valutazione di sanzioni secondo quanto previsto dalla Normativa esistente (da quella sulla Valutazione di Impatto Ambientale a quella sulle are interessate da incendio; da quella paesaggistica a quella del vincolo idrogeologico ecc.) sia per garantire il massimo rispetto delle leggi poste a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
Per quanto riguarda l’intervento in esame si osserva quanto segue.
a)VALUTAZIONE DI INCIDENZA AMBIENTALE
In base al D.P.R. 357/1997 e ss.mm.ii. l’intervento deve essere sottoposto a Valutazione di Incidenza Ambientale. Il fatto che le aree interessate siano esterne ai SIC/ZPS limitrofi non solleva dall’obbligo di realizzare la procedura che, come prevede il Decreto e la Direttiva 43/92/CEE, deve essere svolta per tutti i progetti che possono incidere sulla naturalità dei siti Natura2000 (anche se realizzati esternamente ad essi). I sondaggi, che, come detto, raggiungeranno la falda (e potranno intercettare falde intermedie) si pongono a monte idrogeologico di siti di enorme importanza dal punto di vista naturalistico, come, ad esempio, le Sorgenti del Pescara, riserva naturale regionale e Sito di Interesse Comunitario (Fiumi Giardino - Sagittario – Aterno e Sorgenti del Pescara, Codice IT7110099). Riteniamo che, per la vicinanza delle aree, la Valutazione debba essere svolta anche rispetto ai Sic/ZPS del Parco della Majella e del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, in particolare per gli effetti sulle componenti ambientali collegate con le risorgive.
Significativamente, nello stesso studio preliminare ambientale si richiamano nel capitolo relativo alla fauna, specie di queste aree come Lupo, Camoscio (!) e Orso bruno. Pertanto non si comprende come possa essere stata omessa la procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale.
b)AREE INCENDIATE
Una larga parte delle aree interessate dall’intervento è stata interessata da vasti incendi in tempi recenti (2007-2008-2009). E interessante notare che la relazione non cita tale problematica estremamente significativa, considerati i divieti di cui alla Legge 353/2000. In particolare l’Art.10 prevede “…È inoltre vietata per dieci anni, sui predetti soprassuoli, la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive, fatti salvi i casi in cui per detta realizzazione sia stata già rilasciata, in data precedente l’incendio e sulla base degli strumenti urbanistici vigenti a tale data, la relativa autorizzazione o concessione.”.
Tra l’altro gli strumenti urbanistici vigenti nel Comune di Bussi da un lato rilevano l’importanza dell’area dal punto di vista idrogeologico e dall’altra in maniera generica prevedono attività estrattive, però esclusivamente previa preventiva perimetrazione. Tale ulteriore perimetrazione non appare riportata nelle relazioni (è stata mai fatta?) e certo non può comprendere ora aree incendiate!
Inoltre la Relazione nulla dice sulla destinazione urbanistica delle aree interessate dal progetto (si veda la mappa a pag.5 della relazione geologica) per quanto riguarda i comuni di Popoli, S. Benedetto in Perillis e Collepietro, nonostante circa 1000 ettari dell’area di ricerca ricadano in tali comuni.
Pertanto l’iniziativa prospettata (sia la ricerca sia l’eventuale sfruttamento) non pare essere realizzabile su una vasta parte delle aree indicate.
c)VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA
E’ vero che l’intervento appare, se preso singolarmente e in maniera avulsa dalle altre procedure in atto, come un “progetto”, assoggettato, quindi alle sole procedure di V.A.-V.I.A (e Valutazione di Incidenza).

In realtà se si considerano i seguenti aspetti è necessaria una propedeutica procedura di VAS.
Infatti:
1)il progetto di sfruttamento minerario (e, quindi, tutti gli atti propedeutici, compresi quelli di ricerca), come è noto e come risulta da atti a disposizione della Regione Abruzzo e del Comune di Bussi, rientrerebbe tra quelli connessi al procedimento di “reindustrializzazione” del Sito Nazionale di Bonifica di Bussi. Tale procedura è per unanime ammissione degli enti coinvolti, compreso il Ministero dell’Ambiente, basata sull’elaborazione di un accordo di programma (che è assoggettato a VAS);
2)l’intervento in esame è parte integrante di un progetto che prevede il coinvolgimento di una enorme quantità di risorse ambientali e l’interazione con la vita di centinaia di migliaia di persone (1600 ettari di territorio direttamente interessate; milioni di metri-cubi di materiali estratti in caso di esame positivo del progetto; coinvolgimento di vaste aree incendiate; interazione con il principale acquifero della regione e, addirittura, con la risorsa idropotabile che disseta l’intera valpescara con due capoluoghi di provincia compresa la principale area metropolitana della regione per un totale di circa 500.000 persone);
3)la Regione Abruzzo non ha ancora un Piano Cave e, quindi, esamina le singole istanze senza alcuna programmazione, non sapendo neanche quante cave sono attive/dismesse nella regione, quanto materiale (per tipologia) può essere estratto ora e nel futuro; qual è il fabbisogno reale e potenziale nonché quello che potrebbe essere soddisfatto con il riciclo dei rifiuti del comparto edile (secondo gli obiettivi della direttiva europea sui rifiuti). A nostro avviso già da tempo è venuta meno alla radice, anche per interventi minori, la possibilità di condurre appropriate valutazioni di impatto ambientale che devono basarsi su un bilanciamento dei vari interessi in gioco, da quelli ambientali a quelli socio-economici, come insegna la giurisprudenza in materia. In questo caso, si tratterebbe del più grande intervento in materia di estrazione di inerti per la Regione e uno dei più invasivi dell’intero Appennino.
4)il progetto, per stessa ammissione del proponente, sarebbe connesso all’uso del materiale per produzione di cemento attraverso un Cementificio da realizzarsi nel SIN nel tenimento del Comune di Bussi. Ebbene, non si può non inserire l’intervento in esame in tale contesto, che riguarda non solo la programmazione delle attività produttive (visto che due dei tre cementifici abruzzesi stanno chiudendo) ma anche l’impatto sulla qualità dell’aria ecc.
Si deve ritenere, quindi, questo intervento parte integrante di un progetto/programma ben più vasto che deve essere preventivamente assoggettato a procedura di Valutazione Ambientale strategica.
d)LOCALIZZAZIONE DEL PROGETTO
Nello studio preliminare ambientale si fa riferimento esclusivamente ad aree del Comune di Bussi mentre nella Relazione geologica si fa esplicito riferimento ad almeno 4 comuni (Bussi, Popoli, San Benedetto in Perillis e Collepietro). Si evidenzia, quindi, una gravissima discrasia tra i documenti che inficia la regolarità della procedura, visto che non si rende intellegibile ai cittadini quali sono le aree interessate (addirittura i comuni coinvolti!). A margine si richiede di verificare se, come previsto dal D.lgs.152/2006 e ss.mm.ii, gli elaborati progettuali siano stati regolamente depositati presso i comuni coinvolti all’inizio del periodo per la consultazione.
e)STATO AMBIENTALE DEL CORPO IDRICO SIGNIFICATIVO SOTTERRANEO DEL TIRINO
Nella Relazione si evidenzia che l’area è situata su un corpo idrico vulnerabile a fenomeni di inquinamento, secondo il Piano di Tutela delle Acque della Regione Abruzzo. Si omette, però, di richiamare l’elaborato 4.7 del Piano stesso che classifica i Corpi Idrici Sotterranei Significativi in base al loro stato di qualità.

Ebbene, già ora il corpo idrico del Tirino, che interessa una parte consistente dell’area di progetto (quella di cui a Pag.21 della Relazione Geologica), è classificato con una qualità tra Scadente e Sufficiente, in quanto interessato da pressioni antropiche che ne hanno in parte alterato la qualità delle acque.
Le Direttive comunitarie in materia (in primis la Dir.60/2000/CE) impongono il risanamento di tali situazioni per raggiungere un migliore stato di qualità. E’ evidente che bisogna diminuire le pressioni antropiche che agiscono sul corpo idrico e non certo aumentarle, anche solo potenzialmente. Ci si chiede come sia solo immaginabile l’insediamento di una mega-cava (per il quale il progetto in esame è elemento propedeutico) in un contesto di alta vulnerabilità e attuale parziale compromissione del corpo idrico.
Riteniamo inopportuno procedere con i sondaggi, che comunque hanno già ora un potenziale impatto (basti pensare ad incidenti; sversamenti accidentali/volontari in falda attraverso i piezometri ecc.), in considerazione dell’impossibilità di procedere oltre con la realizzazione dell’intervento di estrazione (per questo è evidente la necessità di far precedere gli interventi sul territorio – a parte quelli già realizzati in maniera quantomeno dubbia - da una VAS, al fine di evitare inutili interventi comunque invasivi).
f)TUTELA DELLA RISORSA IDRICA FINALIZZATA ALL’USO IDROPOTABILE
L’intervento in esame prevede esplicitamente il raggiungimento del livello di falda (e la trasformazione dei sondaggi in piezometri) nonché, indirettamente, il contatto con livelli di falda intermedi.
Riteniamo del tutto inaccettabile interventi di questo genere (e, a maggior ragione, dello sfruttamento di una grande cava) che interagiscono direttamente con una falda che assicura il soddisfacimento dei bisogni idropotabili di centinaia di migliaia di persone.
I cittadini della Val Pescara hanno già sperimentato sulla loro pelle l’inquinamento e il depauperamento della risorsa idropotabile con l’incredibile caso dei pozzi S. Angelo che ha fatto emergere non solo il problema della distribuzione di acqua contaminata per decenni con solventi clorurati ma anche sperimentare per decine di giorni in piena estate la drammatica assenza della risorsa a causa della chiusura dei pozzi stessi. Tale situazione è stata risolta con lo scavo in emergenza dei pozzi S. Rocco, posti a pochi metri dall’area prescelta dal gruppo TOTO.
Appare veramente incredibile che si possa anche solo pensare di proporre interventi che possono costituire un rischio per la risorsa ambientale più importante per la vita, quando i cambiamenti climatici e l’inquinamento diffuso stanno rendendo sempre più difficile l’approvvigionamento idrico. Il tutto senza considerare l’interesse geo-politico della risorsa in un contesto mediterraneo dove la scarsità della stessa, per ammissione delle organizzazioni internazionali di cui l’Italia fa parte, come ONU, CE, OCSE, NATO, ecc. è fattore di conflitto, anche armato.
Rispetto a tale situazione il rapporto preliminare ambientale dedica n.10 righe (!) alla valutazione dei possibili impatti dell’intervento (i tre sondaggi) sulla risorsa idrica sotterranea. Non si cita l’acquedotto servito, i pregressi e gli attuali problemi di rifornimento idrico dei cittadini (basti pensare a città come Chieti che subiscono tuttora periodi di crisi idrica!), l’attuale stato di qualità ambientale, le altre fonti di pressione già presenti ecc.ecc.
Rispetto ai punti di captazione il sondaggio più vicino è posto a soli 800 metri (!), mentre il confine dell’area di ricerca mineraria corre a poco più di 200 metri dal campo pozzi. Una larga parte dei 1600 ettari interessati dal progetto di sfruttamento ricade nell’area di ricarica dell’acquifero da cui dipende l’approvvigionamento idrico della Valpescara.
Ovviamente tutto ciò avviene senza inquadrare minimamente l’intervento nello scenario di sviluppo del progetto (e, cioè, la megacava e un possibile cementificio) che però è stato già prospettato in sedi ufficiali ed istituzionali.

Peraltro lo stesso intervento propedeutico è fonte di potenziali rischi per la qualità e la disponibilità della risorsa per, a mero titolo di esempio:
1)la possibilità di miscelazione di falde a livelli diversi e di qualità diversa durante le operazioni di scavo;
2)la manutenzione dei piezometri nel breve, medio, lungo e lunghissimo periodo (cosa accadrà di questi piezometri tra 40 anni? Come saranno mantenuti? Con quali garanzie e da parte di chi qualora la ditta TOTO non esista più?);
3)incidenti nei pressi dei piezometri con immissione diretta di inquinanti nel corpo idrico, sia durante lo scavo sia dopo;
4)problemi durante lo scavo. La relazione richiama l’attuazione di “buone pratiche” di scavo quale garanzia per evitare problemi; ci si chiede se la tutela della risorsa che fa vivere 500.000 persone possa basarsi sulla buona volontà e capacità degli operatori e non su tecniche intrinsecamente sicure.
g)DECOMMISSIONING DEI POZZI
Il progetto non indica le modalità e i tempi del decommisioning dei sondaggi attrezzati a piezometro (tempi, fidejussioni, ripristino ambientale ecc.).
h)EFFETTO CUMULO
Il progetto non fa alcun riferimento al possibile effetto cumulo con altri fattori di pressione antropica già esistenti (come detto, la falda è già in parte depauperata sotto l’aspetto della qualità).
Inoltre, come in parte già richiamato per la necessità della VAS, l’assenza del Piano cave regionale non consente in radice di valutare sia l’intervento in esame sia il progetto nel suo complesso (l’attività estrattiva). Come potrà il Comitato CCR-VIA esprimere valutazioni compiute e bilanciare adeguatamente gli interessi in gioco (anche se la presenza di una risorsa idropotabile così importante dovrebbe bloccare di per sé il progetto fin dall’inizio) se non può inquadrare l’intervento (e gli eventuali sacrifici ambientali connessi), visto che non ha accesso a dati fondamentali quali: il fabbisogno di materie prime nei settori economici, le attività di recupero/riciclo di rifiuti nel settore edile, la quantità di materiale lapideo già estraibili con le autorizzazioni già concesse, il monitoraggio delle cave autorizzate, lo stato di riqualificazione/recupero delle cave dismesse.
Addirittura non sono rintracciabili sul sito istituzionale della Regione Abruzzo (e del Comitato CCR-VIA) i dati di monitoraggio delle fasi di cantiere e di sfruttamento sulle decine di cave per le quali il comitato CCR-VIA ha già concesso pareri in questi anni, nonostante i precisi obblighi introdotti dal D.lgs.152/2006 e dal D.lgs.195/2005!
Pertanto in assenza di tali elementi e della VAS a nostro avviso non è possibile neanche procedere a procedure di V.I.A. positive.
i)PAESAGGIO
Nelle relazioni si richiama il fatto che nell’attuale Piano Paesistico le aree siano classificate come “bianche” e, quindi, facilmente assoggettabili a trasformazioni di qualsiasi tipo. Questo almeno per il Comune di Bussi, mentre nulla si dice sulla destinazione delle aree negli altri comuni coinvolti (Collepietro; Popoli e S. Benedetto in Perillis).
Tale assunto non è condivisibile. L’Abruzzo non ha ancora elaborato un nuovo Piano Paesistico secondo gli indirizzi del nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio del 2004, a 9 anni, quindi, dalla sua approvazione. Ciò non vuol dire che non debba assicurare il raggiungimento degli obiettivi di conoscenza, tutela e corretta gestione del paesaggio secondo i dettami di legge, considerando anche che la tutela del Paesaggio è elemento centrale della Costituzione Repubblicana.
Pertanto nella valutazione degli impatti paesaggistici non ci si può certo basare sull’indicazione del Piano paesistico vigente ma è obbligatorio esaminare, nella procedura di V.I.A., la qualità paesaggistica delle aree attraverso:
1)uno studio specifico realizzato appositamente (che attualmente manca);
2)la valutazione delle indicazioni contenute negli altri strumenti di pianificazione, come il PTCP o i Piani Regolatori.
Per le ragioni sopra espresse si richiede:
-un intervento per la valutazione della legittimità delle attività già poste in essere (la campagna di scavi del 2009);
-un parere negativo sull’intervento in esame.

Con l'occasione si inviano distinti saluti.

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